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Ipotiroidismo sublinico: tra sintomi e terapia, la giusta dieta

Trattare e prevenire l'ipotiroidismo subclinico con la dieta e senza farmaci
By Vincenzo Tortora | Sabato, 05 Marzo 2016

Ipotiroidismo sublinico: tra sintomi e terapia, la giusta dieta

“Non riesco a dimagrire, devo farmi controllare la tiroide?”. Questa frase l’avranno sentita migliaia di volte professionisti della nutrizione e della salute di tutto il mondo. Un’altra molto ricorrente, dall’altro lato della scrivania è “La mia paziente non dimagrisce più: le faccio controllare la tiroide?”.

Va bene, controlliamo questa benedetta tiroide e vediamo cosa viene fuori. Il T3 è basso, ipotiroidismo. Perciò non dimagrisci!” Da qui nascono le seguenti psicosi:

  • Lato paziente: “Non è giusto, perché proprio io? Dovrò stare a dieta per sempre?”
  • Lato Nutrizionista: “Visto che il suo metabolismo è bloccato, devo ridurre le porzioni della sua dieta, soprattutto i carboidrati!”
  • Lato Endocrinologo: “Più Eutirox per tutti. Tanto costa poco, la complianza sarà massima.”

Che ne dite di analizzare il quadro, insieme, con calma e razionalità, prima di ricorrere alla dieta paleo per le malattie autoimmuni? Che poi, queste malattie autoimmuni… Non mi allargo, saranno oggetto di un futuro articolo.

Dieta e tiroide: la giusta direzione tra causa e conseguenza

“La tiroide non mi funziona bene, quindi non riesco a dimagrire”. Giusto? E se invece fosse: “Non riesco a dimagrire, quindi la tiroide non mi funziona bene”? Vorrei sapere come mai nel mondo della nutrizione e della salute si tenda sempre a focalizzarsi su una questione guardandola “da dietro”.

Un po’ come la storia del cortisolo alto al mattino, che ci spinge a pensare di dover mangiare carboidrati per doverlo abbassare. Perché, invece, non pensare al fatto che il cortisolo si elevi proprio per darci le energie necessarie per farci svegliare? Passiamo oltre, anche questo sarà oggetto di un futuro articolo.

Torniamo alla nostra tiroide. Ebbene sì, la dieta fa abbassare la funzionalità tiroidea (1). Se trovate strano quanto detto è perché non avete ben chiare le basi dell’Endocrinologia. Ma non serve essere dei post-doc per arrivare a una conclusione del genere: dovete pensare dal lato del corpo, piuttosto che guardare il corpo dalla vostra prospettiva.

Cosa succede quando facciamo una dieta, applicando dunque una restrizione energetica? Che il nostro organismo risponde in modo tale da preservare il più possibile le scorte energetiche. Il che significa cercare di ritenere quanto più grasso corporeo possibile e smantellare quanta più massa magra possibile.

Restrizione calorica e funzionalità tiroidea

Senza scomodare tutta l’orchestra di ormoni e sostanze che entrano in gioco in questo processo, concentriamoci sugli ormoni tiroidei, protagonisti di questo articolo. Dobbiamo anzitutto sapere che la tiroide produce T4 (forma inattiva degli ormoni tiroidei), che viene trasformato nel fegato e nei tessuti periferici in T3 (forma attiva).

Il T3 nei tessuti periferici determina rilascio di energia dalle scorte presenti: acidi grassi dal grasso corporeo, aminoacidi dal tessuto muscolare dal quale si ricavano aminoacidi e glucosio dal glicogeno (principalmente epatico, poco muscolare).

Va da sé che se le scorte energetiche sono carenti, l’organismo mette in atto dei meccanismi di difesa per non perdere ulteriormente grasso e massa proteica. Come? Abbassando la produzione di T3!

Abbiamo quindi scoperto che la dieta (o restriziona calorica) abbassa il T3. Vediamo dunque cosa non fare se la tiroide non funziona bene a causa della dieta.

La soluzione a tutti i mali è ben lontana dall’essere l’Eutirox

Cosa accade quando il nostro caro Endocrinologo prescrive Eutirox a chi, dopo una dieta restrittiva, si trova i valori di T3 sotto la norma? Niente di buono, ma sempre meglio Eutirox che Cytomel! Se non state capendo, vi spiego subito.

Eutirox è l’equivalente sintetico del T4. Cytomel lo è del T3. Se il nostro corpo si sta difendendo da una restrizione energetica abbassando il T3, secondo voi quanto può essere saggio alzare il T3 in maniera innaturale, farmacologica? Direi che è da incoscienti. In questo modo non si fa altro che indurre tutti quei processi che il nostro corpo cercava di rallentare: perdita di tessuto magro e massa proteica, da muscoli, ossa e organi.

Con l’Eutirox i danni sono minori, dal momento che post-dieta la conseguenza si riflette in una diminuzione della conversione del T4 a T3 a livello epatico. Se la conversione è inibita, aggiungere T4 non fa aumentare considerevolmente i livelli di T3, ma potrebbe avere dei vantaggi sulla soppressione della produzione di TSH (2).

Il TSH è l’ormone di stimolazione della tiroide, prodotto dall’ipotalamo per indurre la tiroide a produrre T4. Il TSH è regolato dai livelli di T3 e T4 circolanti, che ne sopprimono la produzione. Questo ha senso: se sono presenti già buoni livelli di ormoni in circolo, non è saggio stimolare ulteriormente la tiroide per produrne ancora.

Il problema è uno e di facile risoluzione: ipotiroidismo subclinico e dieta

Tiroidite di Hashimoto e disfunzioni autoimmuni? Infiammazione indotta da Neu5Gc? Prima di pensare a cose troppo complesse, facciamo un passo indietro e controlliamo la dieta: l’apporto energetico e il cibo che mangiamo possono ripristinare i valori tiroidei e far funzionare la “ghiandola del metabolismo” al meglio.

Nota bene: questo non significa che le tiroiditi e i problemi autoimmuni debbano essere presi sottogamba: saranno proposte soluzioni ad hoc anche per questi. Quello che voglio dire è che spesso un problema viene percepito come primario, quando in realtà è conseguenza di qualcosa di più profondo.

Cominciamo subito col dire che l’Eutirox, in questo caso, potrebbe non dare alcun vantaggio (3). Ma vediamo di capire come si presenta l’ipotiroidismo subclinico e come fare per risolverlo. Stanchi, affaticati, irritabili, freddolosi, con la pelle secca e opaca e i capelli deboli? Probabilmente la vostra tiroide non sta funzionando al meglio.

Se poi fate dei dosaggi ormonali e trovate DHEA-S e testosterone bassi, T4 elevato elevato, T3 basso e TSH elevato… Cominciate a pensare a come risolvere la situazione e a considerare tutti gli stressor che agiscono sul vostro corpo (dieta, allenamento, carenza di sonno, distribuzione dei pasti, stress psicologici) per ripristinare una corretta produzione degli ormoni tiroidei.

I tre migliori alimenti per la tiroide

Uno studio (4) ha dimostrato come la presenza di certi alimenti nella dieta potesse risolvere la condizione di ipotiroidismo subclinico. Ai soggetti dello studio è stata somministrata una dieta con tre porzioni di carne (grassa) a settimana, verdure a foglia verde larga almeno cinque volte a settimane e prodotti caseari interi (latte intero o burro, ogni giorno) e i valori tiroidei si sono normalizzati.

Gli alimenti grassi e gli acidi grassi saturi migliorano la funzionalità tiroidea? Forse sì, forse no. Secondo alcuni studiosi non è l’aumento degli acidi grassi saturi ma la diminuzione degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) a ripristinare il T3 (5). C’è di più: i cibi prescritti nello studio sopra citato contengono ottime dosi di ferro, iodio, vitamina A e rame, micronutrienti utili per la funzionalità tiroidea.

Raccomandazioni pratiche pronte all’uso

L’ipotiroidismo sublicinico fa parte di un quadro più generalizzato di stress indotto da dieta, allenamento e stile di vita non idonei al nostro corpo. La soluzione è dunque multifattoriale. Interessato è, infatti, anche l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, per cui va ripristinato anche quello.

Soluzioni dietetiche

A livello dietetico, sono tre le cose da ricordare (a parte prendere gli integratori, elencati giù): aumentare i carboidrati ad almeno 150 grammi al giorno, evitare il digiuno intermittente (il che porta a concludere che i carboidrati debbano essere distribuiti, almeno in 2 o 3 pasti) e consumare cibi “ricchi” come fegato, frattaglie, burro, olio di fegato di merluzzo, tuorli, cocco (6).

Questi cibi, ricchi non solo di grassi e acidi grassi saturi, sono ricchi di microelementi quali iodio, zinco, selenio, rame, cromo, manganese, vanadio, con un ruolo importante nella salute della tiroide (6)

Integratori consigliati

Lo iodio e il selenio sono al primo posto tra gli integratori utili al ripristino del corretto funzionamento della tiroide. 50 mg dell’uno e 200 mcg del secondo, una volta al dì, sono ciò che serve per lo scopo proposto.

Saggia scelta costituisce l’aggiunta di 1 grammo al giorno di vitamina C, per migliorare l’assorbimento dello iodio (7) nonché proteggere dallo stress ossidativo. A tale scopo, fondamentale diventa l’N-acetilcisteina per ripristinare il glutatione ridotto nel fegato e quindi l’attività della deiodinasi (che, ricordate, converte il T4 in T3) (8).

Anche il DHEA, in dosi di 50 mg al giorno, può essere utile, dal momento che bisogna pensare anche all’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. In tal senso, è da evitare la caffeina e gli stimolanti in genere: questi richiedono che le surrenali producano cortisolo, affaticando queste ghiandole ulteriormente.

Allenamento

L’allenamento deve essere ben programmato per evitare stress eccessivo. Bisogna tenere presente che chi è soggetto a questo tipo di problematiche lo sarà sempre e il suo allenamento dovrà essere regolato di conseguenza.

Non gettarsi in lunghe sedute di allenamento aerobico, effettuare allenamenti anaerobici basati su scatti o sforzi di breve durata e molto intensi, è sicuramente una buona strategia da seguire mentre si cerca di ripristinare la funzionalità della tiroide.

Stile di vita

Il sonno e gli impegni lavorativi dovrebbero essere ben regolati. Senza entrare nel dettaglio, dal momento che saranno pubblicati articoli in merito, bisognerebbe cercare di ripristinare il ciclo circadiano tramite il modo in cui ci si espone alla luce e si dorme. È bene dormire in stanze completamente buie ed esporsi alla luce al risveglio.

Gli impegni della vita lavorativa non dovrebbero influire e intralciare il relax e la vita di tutti i giorni: darsi degli orari e delle scadenze piuttosto che rincorrere freneticamente, senza mai raggiungerli, determinati traguardi, è certamente un valido contributo che può ridurre lo stress a carico del corpo intero.

Riferimenti

  1. Fontana L et al. Effect of long-term calorie restriction with adequate protein and micronutrients on thyroid hormones. J Clin Endocrinol. Aug, 2006.
  2. Fatourechi V. Sublinical hypothyroidism: an update for primary care physicians. Mayo Clin Proc. Jan, 2009.
  3. Pearce EN. Update in lipid alterations in subclinical hypothyroidism. J Clin Endocrinol. Feb, 2012.
  4. Gawlik A et al. Subclinical Hypothyroidism in Children and Adolescents: Is It Clinically Relevant? Int J Endocrinol. 2015.
  5. Ullrich IH et al. Effect of low-carbohydrate diets high in either fat or protein on thyroid function, plasma insulin, glucose, and triglycerides in healthy young adults. J Am Coll Nutr. 1985.
  6. Neve J. Clinical implications of trace elements in endocrinology. Biol Trace Elem Res.
  7. Abraham GE, Brownstein D. Evidence that the administration of Vitamin C improves a defective cellular transport mechanism for iodine: A Case Report. www.optimox.com.
  8. Flanagan RJ, Meredith TJ. Use of N-acetylcystein in clinical toxicology. Am J Med. Sep, 1991.


Ultimo aggiornamento:
01 Maggio 2018

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