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The Big Woof: il vero significato della passione

La vita inizia al di là della tua comfort zone
Di Vincenzo Tortora | 09 Marzo 2016

The Big Woof: il vero significato della passione

Questo articolo è un parallelismo, applicato alla passione per la nostra professione (vero motore del lavoro), dello splendido pezzo The Big Woof di Dave Tate, che consiglio a tutti di leggere quando si chiedono “Perché porto avanti questa passione, nonostante le sofferenze, gli insuccessi, i dolori?”.

Pezzo per pezzo ne riprende i contenuti e li applica a una passione, quale quella per lo studio, per il portare avanti il proprio progetto, avviare la propria attività, impresa o startup.

Parimenti si applica a qualsiasi passione voi abbiate, affinché non la abbandoniate solo perché il mondo vi dice “Ha più contro che pro”: come leggerete, c’è molto altro che pro e contro.

Perché facciamo quello che facciamo?

Occhi doloranti, vacanze saltate, litigi con famigliari e amici, insuccessi, dolori, delusioni, difficoltà economiche… A questo ci porta la nostra passione, che siamo riusciti a trasformare in lavoro. La domanda è: “Perché continuare a farlo? Perché non mettersi l’animo in pace chiedendo un lavoro come dipendenti e coltivando le passioni come hobby extralavorativi?”

In genere, quando qualcuno ci fa questa domanda, non sappiamo neppure rispondere. Razionalmente, tutto torna: a volte torniamo a casa stanchi e strutti, lamentandoci delle giornate pesanti, arrivando addirittura a dirci “Chi me l’ha fatto fare?”.

Tutto questo impegno a volte è anche poco ripagato: facciamo girare tanti di quei soldi, e ne spendiamo altrettanti per investire sul lavoro, che alla fine del mese facciamo difficoltà anche a comprarci un gelato.

Se non sono i soldi, sono le realtà che abbiamo attorno: noi ci “facciamo il sedere a strisce” per aggiornarci, formarci, studiare, mentre altri con un po’ di fama in più ottenuta perché son nati o riusciti a ritrovarsi nei “giri giusti”, ci possono schiacciare come moscerini.

Quella domanda continua a girare nella nostra testa, a volte in momenti inaspettati, a volte perché ci sottoponiamo al vaglio dei “pro e contro per capire se continuare a fare quello che faccio”. Razionalmente, i contro sembrano sempre essere maggiori. I rischi superano i benefici. Le sicurezze non ci sono. A crederci siamo solo noi.

Perseveranza e dedizione: il segreto del successo?

Perseveriamo. Con la stessa domanda nella nostra testa. Ci sediamo alla nostra scrivania, davanti al nostro computer, sentendo l’odore tipico delle apparecchiature elettroniche che si riscaldano, della carta su cui appena è stata fatta una stampa, il ticchettio dei tasti quando scriviamo veloce, che ci fa scrivere ancora più veloce.

Questo è l’odore che troverete in tutti gli uffici in cui si lavora: non quello di tabacco e chiuso di uffici in cui si pensa solo a far passare il tempo in attesa delle 17.00. Questo è l’odore della motivazione, della passione, della disciplina, della determinazione. È per questo che portiamo avanti il nostro duro (e a volte poco proficuo) lavoro?

Continuiamo imperterriti. Con la stessa domanda nella nostra testa. Facciamo chiamate e incontriamo colleghi, fisicamente e virtualmente, con cui scambiamo due battute, ridacchiamo un po’, raccontiamo le gaffe del nostro ultimo paziente o le nostre con lui. Sarà questa complicità, il fatto di trovare ogni giorno persone geniali e colte, il motivo di tutto?

Inamovibili, ci assegniamo i task da portare a termine nella nostra giornata. Con la stessa domanda nella nostra testa. L’atmosfera cambia: da persone scherzose e apparentemente “perditempo”, diventiamo dei concentrati di efficienza e precisione, certosini, chirurgici.

Dentro gli uffici, davanti ai computer, è possibile tagliare col coltello l’impegno e la concentrazione di ognuno di noi. Se qualcuno entrasse nell’ufficio in quel momento si siederebbe silenziosamente ammirando la religiosa dedizione di quell’ambiente. È questa sincronia del pensiero e dei movimenti, il finire i task e dire all’unisono “Finito”-”Anche io”, che ci fa continuare sulla nostra strada come treni senza freni?

Non ci ferma nessuno, dobbiamo finire in un timeframe preassegnato. Con la stessa domanda nella nostra testa. Man mano che passa il tempo, ci affrettiamo a finire i lavori che abbiamo, in un mix di paura di non riuscire e ansia di voler vedere il risultato compiuto.

Quel senso di soddisfazione ed eccitazione che si prova quando capiamo che il nostro lavoro è stato apprezzato, anche solo da una persona, che ci fa dire “Un altro lavoro ben fatto”. Potrebbe essere questo il motivo? Il sentimento di realizzazione professionale che si trasforma in soddisfazione personale che riceviamo quando anche solo una persona si accorge del nostro impegno e della nostra passione?

Un attimo di pausa, di relax, non perché “ne abbiamo bisogno” ma perché sappiamo ci farà essere ancora più produttivi. E in quel momento, l’illuminazione, la risposta a quella domanda. Facciamo quello che facciamo perché questo è quello che vogliamo fare.

Non è l’odore dei nostri uffici e il ticchettio dei tasti. Tutti gli ambienti in cui si lavora bene sono begli ambienti. Non sono i colleghi che incontriamo; tutti hanno qualcosa da darci. Non è la concentrazione con cui affrontiamo la nostra giornata lavorativa; a volte è richiesto che siamo più concentrati e precisi, altre volte che siamo più esprit libre e creativi. Non sono i soldi che ci entrano, né le belle parole delle persone; se fosse per questo, ci fermeremmo dove siamo: abbiamo un giro di soldi che un buon stipendiato si sogna e tanta stima da molte persone.

Non perdete mai la vostra passione

Allora qual è il motivo? Perché continuiamo a fare quello che facciamo? Non è una cosa tangibile o un momento ben preciso. È tutto ciò di cui è intrisa la nostra passione. Noi la amiamo nel suo insieme, nelle gioie e nei dolori, nelle soddisfazioni e nelle sofferenze, nell’appagamento e nelle delusioni. Ed è per questo che facciamo quello che facciamo.

Quando qualcuno vi chiede perché fate quello che fate, sogghignate. Noi facciamo quello che facciamo perché questo è ciò che vogliamo fare. La nostra passione ha costruito il nostro carattere, ed il nostro carattere ci definisce come persone. Non perdete mai la vostra passione.

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