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4 step per contrastare l'infiammazione cronica silente

Senza smania per l'antinfiammatorio naturale, la dieta anti infiammatoria o anti ossidante. 4 step per contrastare l'infiammazione
By Team Oukside | 18 Settembre 2019

4 step per contrastare l'infiammazione cronica silente

In molti parlano di infiammazione e dei problemi che da essa derivano, e in troppi suggeriscono soluzioni deboli e poco convincenti, come la “dieta anti infiammatoria” o gli “integratori anti ossidanti”, presentando poi le solite inutili informazioni. L’infiammazione è un processo complesso e multifattoriale, non si può risolvere con la dieta o l’integratore. Bisogna guardare più a fondo: lo faremo in questo articolo.

Infiammazione acuta e infiammazione cronica: cosa significa?

Bisogna innanzitutto distinguere tra infiammazione acuta e infiammazione cronica di basso grado o infiammazione cronica silente (o latente).

Mentre l’infiammazione acuta è utile per la salute (è essa che ci permette gli adattamenti che ricerchiamo quando ci mettiamo a dieta o facciamo esercizio, per esempio), quella cronica latente è distruttiva e si associa alla maggior parte delle patologie gravi (malattie cardiovascolari, cancro, ictus, degenerazione mentale, diabete, insufficienza renale).

L’infiammazione cronica latente può scatenarsi a causa di uno stile di vita sregolato, un eccessivo introito calorico, stress psico-fisico e stress ossidativo, o valori glicemici fuori controllo.

Insomma, dire questo è “dire tutto”: sembra che l’infiammazione sia causata da ogni causa e abbia come conseguenza ogni problema. Non a caso si parla infatti anche di infiammazione cronica aspecifica, dove aspecifica è un termine che in Medicina si usa quando non si sa che pesci prendere.

Ma restate connessi, perché srotoleremo la matassa.

Innanzitutto, è opportuno ribadire che i problemi sono dati da cronicità e basso grado, cioè latenza. Significa che non si hanno segni e sintomi peculiari di patologia, se si va dal Medico ci dice “Non hai nulla”, in sintesi si è clinicamente sani.

Ma si hanno sintomi di scarso benessere, che si riflette in problemi di sonno, scarsa gestione dello stress, craving alimentari, stanchezza cronica, e tanto altro.

L’infiammazione cronica di basso grado porta, a poco a poco, alla morte cellulare e, pertanto, allo sviluppo di patologie, tanto che è stato coniato il termine inflammaging per descrivere il processo di invecchiamento precoce dovuto all’infiammazione.

Compreso cosa si intende per infiammazione cronica, va da sé che sia qualcosa che non vorremmo avere. Come facciamo dunque ad accorgerci della sua presenza, se è silente? Diamo prima di tutto dignità all’infiammazione in generale, per capire che non è un mostro da combattere sempre e comunque.

La risposta infiammatoria acuta

Perché l’infiammazione acuta è importante per il nostro benessere e la nostra salute?

Se vi fate male a un ginocchio, quest’ultimo mostrerà 4 segni tipici: rossore, calore, gonfiore e dolore; generati tutti per lo più da un’unica causa, un primario aumento dell’afflusso di sangue seguito da costrizione dei capillari. Questi segni serviranno a ricordarvi di stare più attenti a quel ginocchio fintanto che quel processo infiammatorio permarrà.

Lo stesso processo infiammatorio, richiamando macrofagi e citochine, darà il via alla cascata di segnalazioni utili per riparare i tessuti, tramite fattori di crescita e simili.

In questo potete leggere tre azioni che vengono messe in pratica grazie all’infiammazione:

  1. prevenzione della diffusione del danno;
  2. allontanamento dalla causa del danno;
  3. riparazione delle conseguenze del danno.

Questo vale nel caso del ginocchio sbucciato così come per il raffreddore, la risposta alle intolleranze alimentari, ma anche per condizioni più gravi causate da virus, batteri, infezioni, allergeni. In ogni caso, il Sistema Immunitario cerca di mettere in atto quei tre processi: prevenzione, allontanamento, riparazione.

Se siete allergici o conoscete qualcuno che lo è, lo sapete bene. Annusate o fategli annusare un bel fiore con polline a vista, e vedrete presto un naso arrossato e grondante (per non far entrare altro polline), con violenti starnuti (per allontanare quello già entrato), seguiti da naso otturato (per consentire la riparazione di eventuali danni - capillari danneggiati e così via).

Ma cosa succede se lo stesso tipo di risposta avviene a livello più profondo e microscopico, come quello cellulare o ancora più giù, mitocondriale? E, peggio, cosa succede quando l’infiammazione diventa cronica?

Stress cellulare e infiammazione cronica silente

I mitocondri sono gli organelli cellulari responsabili della produzione di energia nella forma di adenosin-trifosfato (ATP). Sono vitali, quindi, ma possono anch’essi incappare nell’infiammazione di tipo dannoso (cronica). 

Quando accade, i mitocondri iniziano ad attivare un composto dal nome particolare - l’inflammosoma - il quale dà il via all’apoptosi, cioè morte cellulare. 

Sì, avete colto, e noi l’abbiamo accennato in incipit: l’infiammazione cronica silente porta ad invecchiamento e morte cellulare precoce, che si riflette macroscopicamente in invecchiamento “vero e proprio” precoce.

Ma dove sono il rossore, il calore, il gonfiore ed il dolore, quando si parla di cellula? Abbiamo detto che la causa di questi 4 segni in caso di un ginocchio sbucciato è aumentato afflusso di sangue seguito da costrizione capillare.

Sangue è sinonimo di nutrienti, metaboliti e altre sostanze che dovrebbero rifornire la cellula di tutto ciò di cui ha bisogno. Il parallelismo per ognuno dei 4 segni è espresso metaforicamente da queste associazioni:

  • Rossore → Scarsa capacità di utilizzo dei nutrienti che si "accumulano" vicino alla cellula;
  • Calore → Riduzione della funzionalità della membrana e dei recettori di membrana;
  • Gonfiore → Aumento di metaboliti e liquidi interstiziali, quindi aumento della pressione;
  • Dolore → Danni cellulari e produzione di sostanze dannose.

Vediamo cosa significa tutto questo.

Scarsa capacità di utilizzo dei nutrienti

Abbiamo parlato in lungo e largo del concetto di flessibilità metabolica, la capacità che le cellule dovrebbero avere di utilizzare in maniera efficiente i nutrienti che ad esse giungono.

È da essa che dipendono le vostre chance di dimagrire quando vi mettete a dieta ed iniziate esercizio, avere energia per affrontare la giornata e non sentirvi costantemente privati di energia se state a digiuno per qualche ora.

Nel caso di infiammazione cronica silente, la cellula inizia ad essere poco flessibile: per quanto grande sia la quantità di nutrienti che le arrivano, non riesce ad utilizzarli. 

L’esempio utile è quello dei sovrappeso che non riescono a dimagrire e sono sempre senza energie (eppure, ne hanno in abbondanza nel grasso corporeo!). La risposta alla domanda “Perché non dimagrisco?” dovrebbe fondare le sue radici proprio su questo:

Perché le tue cellule non riescono ad utilizzare in maniera efficiente i nutrienti.

E non ci riescono perché stanno subendo quel processo di infiammazione cronica silente: i loro mitocondri “non ce la fanno”.

Non producendo in maniera adeguata energia (sotto forma di ATP) per la cellula, l’energia stessa non viene utilizzata o dissipata, per cui resta accumulata (come grasso corporeo o grasso in sedi in cui non dovrebbe trovarsi - nel fegato, sotto forma di trigliceridi nel plasma, e brutte storie del genere). 

Riduzione della funzionalità della membrana

La membrana delle cellule non è un semplice strato di grasso e proteine che le contorna, è una barriera “viva” e funzionale. Tra le altre cose, permette il passaggio di alcune sostanze lasciandone fuori altre e fa muovere su di essa i recettori permettendo loro di “incontrare” le sostanze che li attivano.

Quando funziona male tutto questo va a farsi benedire. Immaginate i recettori cellulari come delle strutture che sono inserite in una barriera gelatinosa, trapassandola con possibilità di guardare sia all’interno che all’esterno. In questo modo ogni recettore può “abbracciare” le sostanze in arrivo (esterne), attivarsi, ed esplicare i suoi effetti all’interno della cellula.

Una membrana sana e funzionale permette a un recettore di restare ancorato ad essa, ma muoversi liberamente sulla sua superficie per andare ad intercettare la sostanza con cui esso si attiva. Come un pattinatore che resta ancorato alla pista tramite la forza di gravità ma può pattinare per via dello scarso attrito tra pattino e ghiaccio.

Per esempio, un recettore per l’insulina, quando c’è insulina in giro, deve potersi muovere per andare ad “abbracciarla” ed attivarsi. 

Quando la membrana è disfunzionale è come se si cristallizzasse, rendendo difficili gli spostamenti dei recettori. Come se si avesse un guasto al raffreddamento in una pista di pattinaggio: non è più possibile pattinare, al massimo si fanno strisciare a fatica i pattini.

In questa condizione, è ovvio che non basti più la stessa quantità di insulina per sortire gli stessi effetti ed attivare gli stessi recettori.

L’esempio sull’insulina non è preso a caso e descrive cosa accade quando si inizia a sviluppare Diabete di Tipo 2: le cellule non rispondono più così bene al segnale insulinico, più insulina deve essere prodotta a parità di glucosio, e si avvia un circolo vizioso difficile da rompere (resistenza insulinica).

Aumento di metaboliti a livello interstiziale

Nel caso di malfunzionamento, a livello interstiziale (lo spazio tra cellula e cellula) si accumulano materiale e liquidi, che aumentano la pressione e perpetuano il circolo vizioso iniziato dall’infiammazione.

Spesso si parla di Sindrome Metabolica come fosse una condizione a sé che deve soddisfare determinate caratteristiche per essere definita tale. Come se queste caratteristiche (ipertensione, resistenza all’insulina, accumulo di grasso, aumento dei trigliceridi, elevazione delle LDL) fossero a se stanti. 

Qui state capendo, al contrario, che tutto si genera dalla stessa radice. Se il mitocondrio funziona male, la cellula funziona male, si accumulano metaboliti e si alza la pressione, i recettori insulinici non funzionano bene e si ha resistenza all’insulina, si accumula grasso, e vengono immessi in circolo più trigliceridi ed LDL.

Danni cellulari e produzione di sostanze dannose

Se la vostra auto funziona male, dal tubo di scarico probabilmente fuoriesce un fumo grigio e dall’odore insopportabile. Provate a metterla in moto in un garage chiuso. Dopo qualche minuto, entrare nel garage vi farà impregnare vestiti, capelli e pelle di quell’odore acre.

Se le vostre cellule funzionano male, sostanze in circolo che “passano di là”, si trasformano in qualcos’altro, che diventa dannoso per la cellula stessa. Pensate ad esempio a quando si parla di colesterolo alto e rischio cardiovascolare: in realtà, il rischio cardiovascolare è dato dalle lipoproteine che vengono ossidate, trasformate cioè in prodotti differenti, che iniziano a danneggiare le cellule e le pareti dei vasi.

Accumulandosi in sede interstiziale, sottoprodotti del metabolismo cellulare “inquinano” quella sede. Si producono sostanze dannose, come ad esempio gli AGEs - cioè i prodotti finali della glicazione avanzata (Advanced Glycation end Products) - composti che attivano ancor di più i processi infiammatori. 

Infiammazione cronica: sintomi da comprendere

Compreso che l’infiammazione cronica di basso grado deteriora il funzionamento del metabolismo inficiando la salute, come possiamo capire se stiamo subendo infiammazione cronica silente? 

Il nostro consiglio è di non seguire il trend del “mercato del Fitness e della Salute”, concentrato troppo su strumenti, test di laboratorio e analisi, dimenticandosi la cosa più importante: la risposta (vera) alla domanda Come stai oggi?

Scarso sonno, difficoltà a gestire lo stress, craving alimentari che possono portare a dipendenza da cibo e junk food, scarsa regolarità intestinale, ed altri, possono essere tutti segni e sintomi utili per capire che “qualcosa non va”.

Ciononostante, avere consapevolezza di cosa si modifichi in corso di infiammazione cronica sistemica di basso grado, è utile per avere qualche accortezza aggiuntiva (ma senza farsi prendere dal panico) quando si monitorano alcuni parametri di laboratorio / ematici.

Partiamo dunque dai marker e mediatori dell’infiammazione per capire poi cosa “andare a guardare”. Ci preme ancora una volta sottolineare che le analisi dovrebbero sempre accompagnarsi a un buono spirito di osservazione. 


“Se stai bene, stai bene” (Feinman RD in Nutrition in Crisis), indipendentemente dal fatto che un valore ematico sia fuori range. E viceversa: se si dorme da schifo, ci si trascina fino a sera, si hanno dolori in ogni dove, però “le analisi sono perfette”, qualche domanda bisognerebbe porsela.

Markers e mediatori dell’infiammazione

Questa sezione elenca, per conoscenza, gli attori principali coinvolti nell’infiammazione. Potete saltarla a piè pari se non vi interessa o se conoscete già tutta la solfa.

Fattore di necrosi tumorale alfa

Il TNF-α è una proteina di segnale intracellulare - citochina - rilasciata dalle cellule immunitarie in risposta a stress, danno o infezione. Agendo da sola o assieme ad altre componenti, il TNF-α rallenta la crescita e la diffusione di molti patogeni: è in grado di attivare l’effetto battericida dei neutrofili ed è richiesto per la replicazione di diverse cellule immunitarie.

Fattore nucleare kappa beta

Il fattore nucleare kappa-β (NF-Kβ) è un importante componente della risposta infiammatoria. Quando le cellule sono esposte al segnale del danno (per esempio grazie al TNF-α o allo stress ossidativo), l’NF-Kβ attiva l’espressione di oltre 400 geni coinvolti nella risposta infiammatoria. Di conseguenza, si attivano altre citochine infiammatorie come le ciclossigenasi-2 e le lipossigenasi. Le prime (COX-2) sono enzimi responsabili della produzione delle prostaglandine e sono il target bersaglio dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come ibuprofene e aspirina.

Interleukine

Le interleukine (IL) sono citochine che svolgono funzioni di promozione e risoluzione del processo infiammatorio. IL-1B, IL-6 e IL-8 sono pro-infiammatorie: la prima aiuta le cellule immunitarie ad uscire dal torrente ematico per riversarsi nei tessuti danneggiati o colpiti da disfunzione; l’IL-6 ha proprietà sia anti-infiammatorie che pro-infiammatorie e coordina la sintesi di composti coinvolti nell’infiammazione acuta; l’IL-8 è espressione delle cellule immuni o non immuni e stimola i neutrofili nelle sedi dannose.

Proteina C reattiva

La proteina C reattiva (PCR) è una proteina della fase acuta che viene sintetizzata dal fegato nelle situazioni critiche. L’obiettivo è di agevolare il riconoscimento delle cellule danneggiate da parte del Sistema Immunitario. Tuttavia, un suo aumento non è diagnostico per una singola patologia, dal momento che vi è un incremento nei casi di cancro, traumi, malattie gastrointestinali, patologie cardiovascolari. Le ricerche, inoltre, sottolineano come un aumento dei livelli di PCR siano correlati a un forte rischio di patologie cardiovascolari e infarto.

Eicosanoidi

Gli eicosanoidi sono messaggeri “locali” (al contrario delle citochine che lo sono a “lunghe distanze”) prodotti dalle cellule vicine ai siti infiammati. Esse trasmettono le informazioni di un processo infiammatorio in corso in tutto l’organismo. Esistono diverse famiglie di eicosanoidi: prostaglandine, prostacicline, leucotrieni e trombossani.

Le prime hanno un ruolo importante per crescita cellulare, funzionalità renale e digestiva e per la costrizione e dilatazione dei vasi sanguigni. I leucotrieni sono pro-infiammatori dal momento che attivano i globuli bianchi nei processi infiammatori e sono i più studiati nei casi di anafilassi e disturbi respiratori.

Per la sintesi degli eicosanoidi sono necessari acidi grassi insaturi: l’acido linoleico e il suo derivato acido arachidonico (AA), e l’acido alfa-linolenico (omega 3) e i suoi due derivati acido eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenocio (DHA).

Una dieta ricca di acidi grassi della linea omega 3 è associata ad un basso rischio cardiovascolare e infiammatorio; al contrario, alimenti ricchi di omega 6 hanno un effetto pro-infiammatorio.

(In altre sedi abbiamo parlato del “giusto rapporto” omega-3 / omega-6; come detto, comunque, tutto ciò non basta per regolare l’infiammazione, che è un processo multifattoriale.)

Ciclossigenasi e lipossigenasi

Le ciclossigenasi e le lipossigenasi sono enzimi catalizzanti i primi step del processo di sintesi degli eicosanoidi a partire dagli acidi grassi polinsaturi.

Infatti, le ciclossigenasi iniziano la conversione degli omega 3 e omega 6 nei derivati prostaglandine e trombossani. L’interesse per le ciclossigenasi deriva dal fatto che una loro inibizione determina una riduzione di infiammazione, febbre e dolore. Gli analgesici e farmaci come ibuprofene e naproxen agiscono proprio secondo questa linea.

Nell’essere umano esistono due tipi di ciclossigenasi: COX 1 e 2. L’attivazione della COX 2 stimola i processi dell’infiammazione con la conseguente sintesi di prostaglandine e trombossani.

D’altro canto, le lipossigenasi convertono gli acidi grassi nei leucotrieni pro-infiammatori: in particolare, i più severi sono sintetizzati da parte della 5-LOX nella mammella. Il ruolo principale delle lipossigenasi è il reclutamento dei globuli bianchi nel sito di infiammazione. Inoltre, stimolano le cellule locali alla produzione di citochine, le quali amplificano i segnali dell’infiammazione. Per questo motivo, le lipossigenasi sono un importante target terapeutico nella cura dell’infiammazione.

Anche se COX e LOX sono spesso considerati enzimi pro-infiammatori, è bene ricordare che producono fattori inibitori o risolventi il processo infiammatorio e stimolano la guarigione del tessuto danneggiato. La fase di transizione tra fase pro-infiammatoria e anti-infiammatoria è fondamentale per la progressione di un sano processo infiammatorio.

Range ottimali per i principali marker pro-infiammatori

Come detto, prima di analisi ed esami di laboratorio, bisognerebbe comprendere la risposta (vera) alla domanda “Come stai oggi?”. Dei marker pro-infiammatori esaminati, alcuni possono farci capire se si è in presenza di infiammazione “cronicizzata”, come indicato in tabella:

MARKER PRO-INFIAMMATORI

RANGE OTTIMALI

Proteina c reattiva

< 0,55 mg/L nell’uomo

< 1,5 mg/L nelle donne

Fibrinogeno

200-300 mg/dL

I seguenti esami sono molto costosi:

TNF-a

< 8,1 pg/mL

IL-1b

< 15.0 pg/mL

Il-6

2-29 pg/mL

IL-8

< 32.0 pg/mL

Patologie associate con l’infiammazione cronica

Di seguito potete osservare come le ricerche riportino, tra le patologie associate all’infiammazione cronica latente, praticamente “tutto”:

  • Patologie cardiovascolari (CVD)
  • Cancro
  • Diabete
  • Degenerazione maculare età correlata (AMD)
  • Insufficienza renale cronica
  • Osteoporosi
  • Depressione
  • Declino cognitivo
  • Altre condizioni: artrite reumatoide, morbo di Crohn, pancreatite, intestino irritabile, anemia, fibromialgia, fragilità, sarcopenia e cachessia

Perché praticamente qualsiasi patologia nota si correla con l’infiammazione cronica di basso grado?

La domanda dovrebbe essere posta in modo diverso, in quanto tutto ciò ha a che fare con il punto di osservazione. Purtroppo, la Medicina odierna si è troppo orientata sul singolo problema o sintomo perdendo di vista il quadro globale e l’unicità del nostro corpo. 

Perché l’infiammazione è causa e conseguenza di tutto?

Il problema, con l’infiammazione, riguarda sia il riconoscimento delle cause che delle conseguenze. Come abbiamo già detto, sembra che l’infiammazione causi tutto e sia causata da tutto. Ma questo è solo un errore nella scelta del punto di osservazione.

Ad esempio, l’obesità aumenta il rischio di sviluppare patologie “da infiammazione” e tra gli altri fattori per lo sviluppo di tali patologie è indicata anche una dieta ricca di grassi saturi e zuccheri.

Ma è risaputo che se una persona mangia male, fa probabilmente poca attenzione a grassi saturi e zuccheri, ed è anche obesa, con alto rischio di sviluppare patologie “da infiammazione”.

È, dunque, la dieta con grassi saturi e zuccheri o l’accumulo di grasso il fattore influente sullo sviluppo dell’infiammazione e delle malattie correlate? 

Il nostro corpo è un sistema complesso, che risponde in maniera integrata agli stimoli. Il che vuol dire che qualsiasi cosa facciamo, la risposta del nostro organismo non sarà mai “puntuale”, cioè non potremo mai vedere la risposta in un solo punto specifico.

Se abbiamo uno stile di vita sregolato - scarsi dieta, sonno, esercizio, gestione dello stress, etc. - il nostro corpo inizierà a funzionare male. Aumenteranno i processi infiammatori di cui abbiamo tanto parlato, e poi cronicizzeranno. 

La cronicizzazione di questi processi porterà a una “distruzione” cellulare che prima o poi indurrà alla perdita di funzionalità di organi importanti e lo sviluppo di una patologia.

Per alcuni sarà sviluppare il cancro in un certo organo, per altri disfunzionalità renali, per altri ancora un evento cardiovascolare. Il fatto che “tutto” rientri tra le associazioni con l’infiammazione cronica silente, a quel punto, è solo questione di Statistica.

Questo passaggio è fondamentale, in quanto la maggior parte dei Professionisti nel campo Fitness e Salute, guardando al singolo problema (che sia osteoporosi o colesterolo alto o insufficienza renale) iniziano a diventare miopi e cercare di curare in maniera “puntuale” qualcosa che puntuale proprio non è, alla ricerca dell’ultimo antinfiammatorio naturale.

Se tutti avessero modo di curare il proprio benessere, non ci sarebbe bisogno di alcuna soluzione specifica per le varie “patologie”. Una patologia in un certo organo, è in realtà l’espressione di una condizione più profonda e generalizzata, che sta agendo anche sugli altri organi, soltanto in maniera più “silente”. 

In una catena, cede per primo l’anello più debole. La patologia ci mostra l’anello più debole, ciò non vuol dire che non ci sia tensione su tutto il resto della catena.

Per lo stesso motivo, su come contrastare l’infiammazione non ci si dovrebbe allontanare di molto di ciò che serve per un benessere globale e generalizzato. Non esiste la dieta anti-infiammatoria così come il nutriente anti-infiammatorio o qualsivoglia antinfiammatorio naturale, perché queste etichette tolgono quella dieta, quel nutriente, quella sostanza, dal contesto in cui si applicano.

Per fare un esempio, mangiare bistecca con grasso 2-3 volte a settimana nel contesto di una dieta con carboidrati moderati, in ambiente sano con poco stress, dormendo bene, facendo attività fisica, è ben diverso che mangiarla sempre accanto a patate fritte, in maniera frettolosa in una steak house rumorosa durante la pausa lavoro di 15’, in una città inquinata che costringe a restare imbottigliati per ore nel traffico e dormire agitati per via dei rumori notturni.

Nel grande schema delle cose, che sia l’integratore anti ossidante, la dieta anti infiammatoria, e quant’altro, ricercare l’antinfiammatorio naturale senza prima aver pensato al benessere generale, è fallimentare.

Come combattere l’infiammazione cronica di basso grado

Se è “tutto” a causare l’infiammazione, prima di procedere a mettere a posto “tutto”, si può riprendere in esame cosa succede a livello cellulare:

  • Difficoltà ad utilizzare nutrienti
  • Riduzione delle funzionalità della membrana
  • Accumulo di metaboliti
  • Produzione di sostanze dannose

ed adottare quindi un approccio iniziale che vada a colpire queste 4 fasi dello “sviluppo dell’infiammazione”. La domanda da porsi è la seguente:

Le azioni da mettere in pratica per contrastare quegli effetti, sono differenti da quelle da mettere in pratica per il benessere generale?

Nella maggior parte dei casi la risposta è No. In alcuni casi, potrebbe servire “spingere un po’ la mano” (ad esempio nel caso della scarsa flessibilità metabolica o dell’affaticamento surrenalico o di burnout generalizzato), ma per la maggior parte può bastare un approccio molto moderato basato su 4 step per un periodo di 1-2 mesi:

  • Esercizio fisico. Spostare l’esercizio fisico come prima cosa al mattino e ridurre durata/intensità a circa ⅔ (significa ridurre tempi di lavoro, carichi, frequenze al 66% circa rispetto a quanto si sta facendo).

  • Digiuno Intermittente. Qualsiasi tipo di dieta o stile alimentare si stia seguendo, introdurre una finestra di digiuno che includa il digiuno notturno così da avere almeno 14-16 h di digiuno (basta saltare un pasto).

  • Respirazione e ossigenazione. Praticare degli esercizi di respirazione al mattino o alla sera, semplicemente consapevolizzando il proprio respiro esercitandosi sulla respirazione diaframmatica.

  • Nutrizione mirata. Utilizzare un integratore quale EGCG - epigallocatechin gallato - (600-1200 mg/mattino), oppure Curcumina (400-800 mg/mattino), oppure estratto di caffè verde (400-800 mg/mattino). 

Oltre ai 4 passi descritti, sono utili anche “quattro passi” nella Natura, nonché staccare dalla tecnologia ogni volta che si può, saper esprimere se stessi e le proprie emozioni, non perdere le connessioni con i propri cari. 

Questi, seppur sembrano parti collaterali, sono fondanti di un percorso per vivere il proprio benessere con serenità e mantenerlo in maniera duratura.

Riferimenti

Adattato da Life Extension. Disease Prevention and Treatment 5ht Edition. LE Publications, Inc. 2013.

Ultimo aggiornamento:
07 Ottobre 2019


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