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Bruciore e reflusso gastroesofageo (GERD): un pugno nello stomaco!

Non solo un po' di bruciore ma una condizione da risolvere: ecco come.
Di Team Oukside | 02 Gennaio 2019

Bruciore e reflusso gastroesofageo (GERD): un pugno nello stomaco!

Il reflusso gatsroesofageo consiste in un vero e proprio “reflusso” del contenuto gastrico in esofago. Le conseguenze più comuni sono sintomi di bruciore e una mucosa infiammata dell’esofago stesso. Vediamo perché - oltre che per il fastidio - è importante contrastarlo e come.

Generalmente per il “GERD” (dall’anglosassone Gastroesophageal Reflux Disease) la terapia più scelta è quella farmacologica, a base di inibitori di pompa protonica (gli IPP).

Il problema di questa scelta, a parte i possibili deficit nutrizionali (specie deficit di vitamina B12) è che rischia di portare a recidiva e progressiva cronicizzazione della condizione di reflusso gastroesofageo.

Questo in quanto la terapia viene fatta in cicli: quando si interrompono gli IPP, spesso i sintomi aumentano e la scelta successiva è aumentarne i dosaggi.

Come vedremo in seguito, contrastare il reflusso gastroesofageo dovrebbe invece prevedere una misura “controintuitiva”, ma efficace. Intanto, vediamo di capire perché il GERD non va preso sottogamba (e come sapere se si soffre realmente di reflusso gastroesofageo).

Come si sviluppa il reflusso gastroesofageo o GERD

Normalmente, il contenuto dello stomaco non fluisce nell’esofago. Quest’ultimo è il canale che connette bocca e stomaco e le sue pareti, differenti da quelle dello stomaco, non sono in grado di reggere l’estrema acidità del contenuto gastrico. Per lo meno non se sottoposte al contenuto acido a lungo.

A vietare il passaggio di materiale da stomaco a esofago è lo sfintere esofageo inferiore o LES (Lower Esophageal Sphincter). Questo si apre a momento debito per far sì che il bolo alimentare, dopo essere masticato, deglutito e aver percorso l’esofago, arrivi nello stomaco. Qui inizia la digestione “chimica”, per opera dei succhi gastrici.

Va da sé che il LES debba funzionare bene, avere cioè buon tono muscolare, perché non si verifichi reflusso gastroesofageo. Il LES viene rinforzato anche tramite le contrazioni del diaframma, anatomicamente vicino.

Occorre dire che è fisiologico avere reflusso gastroesofageo, in certe condizioni. Se mangiamo tanto, se assumiamo posizioni particolari (distesi) dopo pasti abbondanti, se facciamo attività fisica subito dopo un pasto poco digeribile, e così via, è fisiologico che ci bruci un po’ lo stomaco. Ciò non vuol dire che soffriamo di GERD e che avremo conseguenze dannose e irreversibili.

Anche la gravidanza aumenta le probabilità di reflusso, ma sempre senza particolari conseguenze.

Se, da un lato, questi eventi sporadici e temporanei sono tollerati dalla mucosa esofagea, dall’altro una prolungata esposizione della parete dell’esofago al materiale acido può causare diversi danni.

Teoria alternativa (e forse migliore): meno acido, più acidità?

Una teoria molto valida e sempre più riconosciuta sostiene che sia la bassa produzione gastrica di acido (ipocloridria) a determinare il reflusso gastroesofageo (che sta ad indicare presenza di acido in esofago, e non quanto acido c’è nello stomaco).

Secondo questa teoria l’inadeguata produzione di acido gastrico determinerebbe la riduzione del tono dello sfintere esofageo inferiore e di conseguenza il reflusso del contenuto gastrico in esofago. Chi sostiene questa teoria, infatti, è solito somministrare HCl (ad esempio: Betaina HCl) per aumentare l’acidità gastrica, con ottimi risultati.

Sintomi e complicanze del GERD

I sintomi associati al reflusso gastroesofageo sono molteplici: nausea, ipersalivazione, problemi di deglutizione, difficoltà respiratorie ed erosione dentale.

Ma perché trattare il reflusso gastroesofageo quando sembra trattarsi solo di un po’ di bruciore risolvibile con inibitori di pompa protonica? Perché le complicanze sono molto pericolose e, a lungo andare, irreversibili. Eccone alcune:

  • Struttura peptica. Il 10-25% di chi soffre di GERD ha un rischio di sviluppare strutture peptiche. Queste consistono nel deposito di tessuto fibroso in esofago con l’aggravarsi dei sintomi dell’ernia iatale.

  • Esofago di Barrett. In caso di esofago di Barrett si assiste al sovvertimento della mucosa esofagea con cellule che, piuttosto che essere come quelle esofagee (squamose), iniziano ad assomigliare a quelle gastriche o intestinali (colonnari): una vera e propria metaplasia, ancora reversibile, che però può portare al cancro all’esofago.

  • Cancro esofageo. Una volta sviluppata una metaplasia, aumenta enormemente il rischio di sviluppare cancro all’esofago, per cui è utile intervenire sul problema ed eseguire esami diagnostici specifici. I pazienti più a rischio sono gli uomini, chi abusa di anti-infiammatori (FANS, come l’aspirina), chi fuma e chi soffre di ernia iatale.

Come capire se si soffre di reflusso gastroesofageo?

In chi ha i sintomi tipici su descritti (bruciore gastrico, cattiva digestione, acidità sempre dopo pasti abbondanti o contenenti particolari cibi), se si somministra un IPP ed essi si riducono, si può pensare alla presenza di reflusso gastroesofageo.

Oltre a questo, comunque, esistono strumenti diagnostici appositi per il GERD: questionario, radiografia, endoscopia, monitoraggio del pH, manometria e utilizzo del Bilitec. A parte il questionario, si tratta di strumenti utilizzabili da personale medico qualificato per diagnosticare il reflusso gastroesofageo.

Soffermiamoci, dunque, sul questionario diagnostico per il reflusso gastroesofageo (GerdQ), perché di facile autosomministrazione. In base al GerdQ si calcola uno score (punteggio). Si presume presenza di GERD quando il punteggio è superiore a 8. La diagnosi va confermata con gli altri strumenti suddetti.

Il GerdQ: diagnosi tramite questionario

Riportiamo il questionario perché di semplicissima somministrazione (sono solo 6 domande). Ricordiamo, comunque, che l’eventuale diagnosi positiva andrebbe confermata con altri strumenti e personale medico qualificato.

Le domande del questionario pongono enfasi sulla frequenza di particolari eventi o comportamenti rispetto all’ultima settimana. In base a questa frequenza si assegna un punteggio. 4 domande si riferiscono a fattori predittivi positivi per il GERD (bruciore di stomaco, rigurgito, disturbi del sonno, ricorso ai farmaci), 2 a fattori predittivi negativi (nausea, dolore epigastrico).

Ecco il questionario completo GerdQ:

Domande

(riferimento all’ultima settimana)

Punteggio basato sulla frequenza dei sintomi


0

giorni

1

giorno

2-3

giorni

5-7

giorni

Quanto spesso hai avuto la sensazione di bruciore dietro lo sterno (bruciore di stomaco)?

0

1

2

3

Quanto spesso il contenuto del tuo stomaco (liquidi o solidi) è tornato in gola o in bocca (rigurgito)?

0

1

2

3

Quanto spesso hai avuto dolore alla bocca dello stomaco?

3

2

1

0

Quanto spesso hai avuto nausea?

3

2

1

0

Quanto spesso hai avuto difficoltà ad avere una buona notte di sonno a causa di bruciore e/o rigurgito?

0

1

2

3

Quanto spesso hai preso farmaci addizionali per bruciore e/o rigurgito (Tums, Rolaids, Maalox [Gaviscon]), oltre quelli indicati dal tuo Medico?

0

1

2

3

Come detto, un punteggio superiore a 8 (il massimo ottenibile è 18) dovrebbe far sospettare reflusso gastroesofageo (da confermare con diagnosi strumentale).

Trattamento convenzionale (farmacologico) del GERD

Con i farmaci si mira ad abbassare l’acidità esofagea, o neutralizzando l’acido una volta prodotto o inibendone la produzione a monte. Di farmaci per il reflusso gastroesofageo ne esistono di diversi tipi (antiacidi, bloccanti dei recettori istaminergici, inibitori di pompa protonica), ma tutti portano - oltre ai possibili deficit vitaminici - allo stesso problema.

Poiché viene abbassata l’acidità gastrica, l’organismo tenta di rispondere in maniera opposta: in poche parole, si rischia di arrivare a dipendere dai farmaci vita natural durante. Non che, in casi gravi, non si debbano usare, ma prima di usarli e innescare il circolo vizioso, sarebbe bene valutare altre vie: dieta, stile di vita, esercizio fisico, riduzione dello stress e del fumo di sigaretta, sono tutti fattori da prendere in considerazione per contrastare il reflusso gastroesofageo.

Dieta, pasti e GERD

Dal punto di vista della dieta, il reflusso gastroesofageo può beneficiare di una forte riduzione (se non proprio eliminazione) di caffè e tè, cacao e cioccolata, cibi speziati, bibite gassate, bevande alcoliche. Quanto meno sarebbe bene avere l’accortezza di non introdurre questi alimenti e bevande da soli (isolatamente), ma in un pasto completo o dopo aver mangiato qualcos’altro.

Tipico è il “caffè del mattino”: piuttosto che prenderlo come prima cosa o assoluto, sarebbe bene macchiarlo un po’. Se proprio piace il gusto del caffè, allora si può pensare di prenderne prima un po’ macchiato e poi quello non macchiato, o farlo precedere da qualche mandorla o del cocco essiccato.

Altri cibi coinvolti possono essere il pomodoro, sia crudo che cotto, il latte, i formaggi, gli alimenti più aciduli, i dolci, o metodi di cottura inadeguati come la frittura e il soffritto. Un piatto molto utile, invece, è la zuppa di miso: la combinazione di miso, verdura a foglia verde, cipolle e, volendo, estratto di zenzero e alga Wakame è benefica per la mucosa gastrica nonché per l’intestino.

Anche la malva ha un ruolo emolliente e lenitivo: se ne può fare una tisana per aiutare con la riduzione del bruciore gastrico. In commercio esistono preparazioni per tisane calde o fredde.

Macronutrienti, timing dei pasti e… Peso corporeo

Dal punto di vista dei nutrienti, occorre ricordare che - spesso - chi soffre di reflusso mal tollera pasti molto ricchi di lipidi (grassi). Ciò non vuol dire non inserire grassi nella dieta, ma fare più accortezza a pasti iperlipidici o per lo meno aspettare a coricarsi se il pasto serale è stato “ricco”.

È bene pensare anche al timing dei pasti, con un livello di dettaglio non oltre il semplice accorgimento di evitare pasti che richiedono lunghi tempi di digestione la sera, e comunque coricarsi 2-3 ore dopo il pasto serale. Il che non significa andare a dormire più tardi, ma cenare prima o, se questo non è possibile, tenere più leggero il pasto serale.

La “leggerezza” di questo pasto non è solo in termini di calorie e macronutrienti: uno può fare un pasto leggero pur assumendo 1500 Kcal, se queste derivano da alimenti più densi, caloricamente parlando. Anche le troppe verdure, o bere troppa acqua ai pasti (a tal proposito leggere, in generale, quanta acqua bere e come), possono dare problemi aumentando la permanenza gastrica del bolo alimentare e quindi le possibilità del reflusso del contenuto gastrisco in esofago.

Nei soggetti molto in sovrappeso od obesi è utile ridurre in generale il peso corporeo. Non occorre qui parlare di tutte le conseguenze negative che avere tanto grasso corporeo comporta: basta soffermarsi sul reflusso gastroesofageo e pensare anche solo a una debolezza del muscolo diaframmatico (per comprendere la correlazione, vedi l’articolo su respirazione, metabolismo e obesità).

Come detto, se il diaframma è debole, ne risente anche il tono muscolare del LES e quindi maggiori sono le chance di reflusso gastroesofageo.

Il grasso in eccesso, inoltre, aumenta la pressione intra-addominale, “spingendo”, dunque, verso la risalita del contenuto gastrico, mettendo alla prova il LES e stressando l’ultima porzione dell’esofago.

In questi casi, il reflusso potrebbe essere conseguenza non dell’introduzione di certi alimenti ma del tanto grasso corporeo. Prima di pensare, dunque, a escludere alimenti e allarmarsi perché è presente reflusso, occorre tener presente che è quasi normale/fisiologico che ci sia: è dato da ridotto tono del LES + pressione intra-addominale.

Utile per tutti coloro che soffrono di GERD sarebbe alzare la testa del cuscino del letto o - se possibile - fare in modo che il tronco sia leggermente inclinato rispetto alle gambe (alcuni letti lo consentono). Per chi non può prendere queste misure, proficuo è dormire sul lato sinistro per ridurre le chance di reflusso.

Esercizio fisico e GERD

Come detto, lo sfintere esofageo inferiore viene influenzato dal diaframma: se quest’ultimo è debole, probabilmente sarà “rilassato” anche il LES, con aumentato rischio di reflusso gastroesofageo.

Restare attivi e concentrarsi sulla respirazione e il rafforzamento del “core” riducono il rischio di GERD migliorando il funzionamento del LES. Non serve diventare campioni: bastano davvero pochi minuti a settimana per ottenere notevoli benefici (a tutti i livelli, non solo per quanto riguarda il reflusso).

Se non si sa da dove iniziare e si pensa “O 2 ore al giorno o nulla”, consigliamo caldamente la lettura che descrive il programma di allenamento per… Homer Simpson.

Fumo di sigaretta e ricorso ai farmaci

Smettere di fumare dall’oggi al domani non è così semplice, almeno non per tutti. Ma cercare di ridurre via via il fumo di sigaretta, riuscendo a non esserne dipendenti, aiuta la clearance esofagea così come migliora la capacità funzionale del LES.

Sarebbe saggio limitare l’uso dei FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) - come l’aspirina, l’ibuprofene, etc. -. Essi, infatti, inibiscono l’attività di particolari enzimi, le ciclo-ossigenasi o COX, responsabili tra l’altro della produzione delle sostanze che proteggono la parete gastrica dall’erosione indotta dagli acidi.

Inibire la loro attività significa, dunque, esporre la mucosa gastrica al contenuto acido. Sicuramente, se proprio “si deve” assumere un FANS, è bene farlo sempre dopo per lo meno un piccolo pasto e non a stomaco vuoto.

Rimedi naturali per contrastare il reflusso gastroesofageo

Di seguito altre soluzioni utili per contrastare il GERD o ridurne i sintomi (bruciore, acidità, cattiva digestione), tramite specifici nutrienti e integratori naturali:

  • Agenti raft formers ovvero agenti che formano “bolle”. Ingerendo fibra + bicarbonato di sodio o potassio (semplicemente: verdure con un pizzico di bicarbonato, o fibra di psyllio), nell’ambiente acido dello stomaco si creano bolle di anidride carbonica. Queste riducono i sintomi da reflusso indipendentemente dalla produzione di HCl. Si possono assumere 30-60 minuti prima dei pasti più abbondanti (e sicuramente quello serale).

  • Aloe vera. Sicura ed efficace nella riduzione dei principali sintomi da reflusso (bruciore, rigurgito di cibo e acido, flatulenza, nausea, disfagia, vomito), in un esperimento su pazienti con GERD è stata messa a confronto all’omeprazolo e la ranitidina. L’Aloe Vera ha fatto ridurre i sintomi senza effetti collaterali, dopo assunzione di 4 settimane a dosi di 10 ml al giorno di un prodotto standardizzato a 5 mg di polisaccaride per ml di sciroppo. Si può pensare dunque a 4-6 settimane di assunzione (magari nei momenti di maggiore sintomatologia) a 10-20 ml al giorno con stessa standardizzazione (5% di polisaccaride).

  • Melatonina. Utile per trattare alcuni disturbi del sonno, la melatonina è utilissima anche in molti disturbi gastrointestinali, tra cui il reflusso gastroesofageo. Sembra che alte dosi di melatonina siano in grado di prevenire il danno esofageo indotto da acido, ma anche dalla bile. Addirittura, alcuni esperimenti mostrano similitudine di effetti tra 6 mg di Melatonina al giorno rispetto a 20 mg di IPP (inibitori di pompa protonica). Il meccanismo d’azione sembra coinvolgere il cardias, modulando il tono muscolare di quest’ultimo e così ripristinando il normale passaggio del cibo.

  • D-limonene. È un componente dell’olio essenziale del citrus. In un piccolo studio, 1000 mg di D-limonene ogni giorno per circa 14 giorni sono stati in grado di ridurre i sintomi nell’89% dei casi. Il meccanismo non è ancora del tutto chiaro ma possiamo portarci a casa l’utilizzo di 1 g di D-limonene per 2-3 settimane di maggiore sintomatologia.

  • Estratto di liquirizia. Il ruolo di quest’ultimo nei confronti del reflusso gastroesofageo è inibire l’helicobacter pylori nello stomaco e prevenire le formazioni di ulcere gastriche. Diversamente dalla liquirizia, l’estratto è senza la glicirizzina, un glicoside che può avere effetti avversi sui sintomi. L’estratto di liquirizia favorisce una protezione indiretta stimolando la produzione di muco da parte della parete gastrica e riduce i processi infiammatori. 75-150 mg ai pasti più abbondanti, per 3-4 settimane in cui i sintomi si fanno più sentire, possono aiutare a tenerli a bada.

  • Zenzero. Stimola il pancreas nella produzione dei succhi pancreatici favorendo la digestione. Più che dosi precise, potrebbe essere una buona norma comportamentale imparare a usarlo come spezia, in diverse preparazioni, o aggiungerlo a tè e tisane da consumare prima e durante il pasto. Un esempio potrebbe essere ¼ di cucchiaino di zenzero in polvere o 3-5 fettine di quello fresco per tazza.

  • Betaina HCl. Come detto, supplementare sostanze che aumentano la componente acida gastrica, possono determinare un miglior funzionamento del LES riducendo i sintomi di reflusso gastroesofageo. Si può pensare a 250-750 mg di Betaina HCl prima dei pasti più abbondanti (e sicuramente quello serale), per 3-4 settimane in cui i sintomi si acuiscono.

Altri consigli generali sono utili per ridurre le possibilità che dalla GERD si passi all’esofago di Barret e si aumenti il rischio di sviluppare metaplasia e poi cancro esogageo.

Verdura cruda, agrumi come il limone, i cereali in chicco integrali, brassicacee e fragole dovrebbero essere inserite abitudinariamente nella vita di chi soffre di reflusso gastroesofageo. La parola d’ordine è qualità, puntando a prodotti di stagione.

Consigliabile, inoltre, un integratore che apporti buone quantità di Vitamina C, Vitamina E e Vitamina A: anch’esso potrebbe essere assunto nei momenti di maggiore sintomatologia.

Riferimenti

Adattato da Life Extension. Disease Prevention and Treatment 5ht Edition. LE Publications, Inc. 2013.

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