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Perché le intolleranze e i test per valutarle sono una grande bufala?

Intolleranze alimentari? Concentrati su ciò che conta davvero (e non sono le intolleranze)
By Anna Bezzeccheri | Mercoledì, 01 Marzo 2017

Perché le intolleranze e i test per valutarle sono una grande bufala?

“Dottore/essa non riesco a dimagrire, devo essere intollerante a qualcosa ” oppure “ho sempre lo stomaco/intestino gonfio sarò intollerante?” Frasi che sempre più spesso si sentono pronunciare negli studi dei professionisti della nutrizione o al bancone di una farmacia da persone in cerca della solita formula magica per la risoluzione dei loro problemi.

Un mercato sempre più in crescita quello dei test delle intolleranze. Ad oggi l’offerta sul mercato di questi test è enorme, un numero abbastanza limitato di tipologie con un numero infinito di nomi la cui unica differenza spesso è solo la promessa del numero di alimenti presi in esame (entrando nella logica delle persone che dice: più ne testo meglio è!).

Vediamo di conoscerli brevemente e soprattutto capire su cosa sono fondati (o meglio infondati...).

Test in vivo

Test di Kinesiologia Applicata come il DRIA

Test secondo cui il contatto con la mucosa orale di un’opportuna soluzione di alimento è in grado di determinare una caduta di forza muscolare ripetibile ad ogni prova con lo stesso alimento e che ha particolari caratteristiche dinamometriche; tale variazione di forza viene registrata da un computer. Il test è stato ideato dall’Associazione di Ricerca per le intolleranze alimentari (ARIA). Non è supportato da nessuna base fisiopatologica e studi ne dimostrano l’inefficacia rispetto al placebo (1 ,2, 3).

Test elettrodermici come il Vega Test e test di biorisonanza

In questi test l’apparecchio è in grado di misurare le alterazioni del flusso corporeo dell’energia elettromagnetica lungo i meridiani acupunturali. Un recente studio in doppio cieco ne ha dimostrato la totale inefficacia (4).

Con la Biorisonanza si ha la possibilità di registrare le onde elettromagnetiche “buone” o “cattive” che non solo l’essere umano ma anche le varie sostanze, fra cui gli allergeni, emettono. L’apparecchio avrebbe la possibilità di filtrare le supposte onde negative, guarendo il paziente. Gli strumenti usati sono dei semplici galvanometri. Anche in questo caso studi controllati ne hanno dimostrato la totale inefficacia nella diagnosi di sensibilità alimentari (5).

Test in vitro

Test citotossico ALCAT

Lanciato con la promessa di identificare le ipersensitività non IgE mediate, i test si basa sull’osservazione dei globuli bianchi che messi a contatto con i potenziali allergeni si gonfiano fino alla rottura della membrana cellulare (vengono così definiti diversi gradi di intolleranza) in caso di positività.

È la versione più sofisticata del test Leucocitotossico il cui utilizzo è stato fermato negli USA da un’azione governativa dopo un parere negativo da parte dell’American Academy of Allergy, Asthma and Immunology (AAAI) (6). Una review dei principali studi riguardanti il test citotossico ha concluso che non vi è efficacia nella diagnosi di reazioni avverse agli alimenti (7).

Test IgG (o IgG4)

Valutano la presenza nel sangue di una sottoclasse di anticorpi IgG, in particolare IgG4 e dovrebbero essere in grado di rivelare l’intolleranza verso un gran numero di alimenti. Il problema è che la presenza di questi anticorpi non prova l’esistenza di una reazione avversa all’alimento, in quanto è normale ritrovare IgG nei confronti dei cibi comunemente introdotti, senza che si possa riscontrare correlazione con segni e/o sintomi di reazioni avverse all’alimento. Il livello di questi anticorpi correla con la regolare ingestione dei corrispettivi alimenti. Anche in questo caso diversi studi dimostrano l’inefficacia e l'inappropriatezza di questi test come mezzi diagnostici (8, 9).

Il miglior test per le intolleranze? Usiamo il cervello

Alla luce di questo excursus mi sento di fare un breve ragionamento. Chiunque abbia eseguito o abbia avuto a che fare con questi test avrà notato che i risultati di positività ricadono sempre su alcune tipologie/categorie alimentari quali: latticini, frumento, zucchero, pomodoro, lievito, uovo e additivi.

Già da una lettura veloce di queste sette parole non si può che notare quanto queste categorie alimentari siano alla base della dieta quotidiana dell’uomo o donna occidentali medi.

Considerato che la specie umana si è evoluta consumando numerose varietà di cibi, con poca ripetitività e sovraccarico da un singolo alimento, non mi sorprende che un organismo che si trovi ad affrontare tutti i giorni grandi quantità degli stessi antigeni alimentari possa manifestare degli stati più o meno infiammatori legati ad essi.

Un input dalla PNEI - Psico Neuro Endocrino Immunologia, la materia che si occupa delle risposte organiche integrando emozioni, cervello, ormoni e immunità.

Ma c’è di più…

Nell’attuale visione del corpo si è persa la sua “unicità”, o meglio integrità, e si è iniziato a vederlo - per dirlo con una espressione molto inflazionata - a compartimenti stagni. Così pensiamo che il grasso corporeo si accumuli solo perché stiamo mangiando di più, i tumori ci vengano solo perché abbiamo mangiato qualche costoletta di maiale di troppo… E le intolleranze siano dovute a un alimento specifico.

Non è così.

Prendiamo dei topolini e dividiamoli in 3 gruppi, divisi in 3 gabbie differenti. Chiamiamo i topini, rispettivamente, i Tossici, i Ricreativi, e i Santi e le gabbie Circo, Piazza, Chiesa.

Diamo quindi eroina per 30 giorni ai topini, in questo modo:

  • Ai Tossici, nel Circo, una dose grande (e.g. 100);
  • Ai Ricreativi, nella Piazza, una dose media (e.g. 50);
  • Ai Santi, in Chiesa, una dose nulla (0).

Adesso organizziamo una grande festa al termine della quale i Topolini si sparpaglieranno nelle varie gabbie; daremo quindi a tutti una dose di eroina che abbiamo supposto essere letale (e.g. 200) per effetto overdose. Cosa succederà?

  • I Santi moriranno tutti (nessuna tolleranza vs una dose troppo alta in un’unica assunzione);
  • Dei Ricreativi, moriranno tutti quelli che avranno assunto la dose di 200 nel Circo e nella Chiesa; di quelli rimasti nella Piazza, ne moriranno il 60-70%.
  • Dei Tossici, moriranno tutti quelli che avranno assunto la dose di 200 nella Piazza e in Chiesa; di quelli rimasti nel Circo, ne moriranno il 20-30%.

Questo esperimento è stato fatto per davvero, nel 1982, da Siegel e colleghi (10). Per dimostrare cosa? La tolleranza a una sostanza che agisce farmacologicamente non dipende solo dalla risposta intra-organica, ma anche dall’interazione dell’organismo con l’ambiente.

Ora, cosa volete prendere? Il lattosio, il glutine, il formaggio, la farina bianca, le uova, il pomodoro? L’avete provato tutti e l’avete detto tutti ai vostri nutrizionisti (o se siete nutrizionisti l’avete sentito dire): “Quando mangio la pizza, ci sono certe volte che proprio… Invece altre che mi sveglio e sto bene”.

Sarà la farina, sarà l’acqua, sarà la cottura, sarà il lievito… Il pomodoro, la mozzarella, le mani sporche del pizzaiolo. E se smettessimo di pensare in maniera così ottusa e cominciassimo a pensare:

E se fosse stato l’ambiente?

Cominciate a chiedervi: Dove ero? Con chi ero? Come ho vissuto quel pasto? Ero rilassato? Di cosa ho parlato? Come è stata la mia giornata? Quanto ho pensato a quello che stavo introducendo e quanto semplicemente a godermelo?

Ecco perché i test per le intolleranze sono una grande bufala: non considerano le variabili extra-organiche, e neanche la componente psicologica perché variabile momento per momento, entrambe con effetti biologici diretti e indiretti sul nostro sistema immunitario.

…molto di più

Senza considerare quanto questi test non considerino la qualità degli alimenti. Su Cibo Serio trovate analisi su analisi per fornirvi istruzioni dettagliate su quali siano i prodotti più qualitativi da acquistare sul mercato. Capirete c’è latte e Latte, c’è burro e Burro, c’è formaggio e Formaggio, c’è farina e Farina, c’è carne e Carne, e via dicendo. Un test vi dice “Sei intollerante al formaggio”. Ma quale? Quello del supermercato o quello del pastore in mezzo ai monti che non sa come è fatta un’automobile?

Take home message

Perciò, prima di lanciarvi e provare il “test all’ultimo grido” per le intolleranze alimentari, pensate al corpo per come realmente è. Tanto, potremmo elencarvi tutto ciò che quel test vi darà. Un +++ sul glutine, un ++ sul pomodoro, un +++ sui formaggi, e via dicendo. Ma ricordate: da quali fonti/provenienza? E in che condizioni (ambiente, psicologia, socialità)?

Non andate alla ricerca di miracolosi test ma date massima varietà alla dieta di tutti i giorni, cercando di fare giornate scariche da queste categorie alimentari, ricercando alimenti poco processati e inserendo più varietà di cibo possibili.

Vi accorgerete, inoltre, che dando importanza anche ai fattori di interazione corpo-ambiente, il vostro ventaglio di scelte alimentari potrà aumentare considerevolmente e continuerete a sentirvi bene, se non addirittura inizierete a sentirvi meglio.

Non gettate i soldi nei test delle intolleranze, investite in chi riesce a guidarvi in una maggiore consapevolezza del vostro corpo in relazione al cibo e al modo in cui lo consumate.

Riferimenti

  1. Ludke R et al. Test-retest-reliability and validity of the kinesiology muscle test. Complement Ther Med. 2001.
  2. Schwartz SA et al. A Double-Blind, Randomized Study to Assess the Validity of Applied Kinesiology (AK) as a Diagnostic Tool and as a Nonlocal Proximity Effect. Explore (NY). 2014.
  3. Ortolani C et al. Controversial aspects of adverse reactions to food. Allergy. 1999.
  4. Lewith GT et al. Is electrodermal testing as effective as skin prick tests for diagnosing allergies? A double blind, randomised block design study. BMJ. 2001.
  5. Schöni M et al. Efficacy trial of bioresonance in children with atopic dermatitis. Int Arch Allergy Immunol. 1997.
  6. Statement on cytotoxic testing for food allergy (Bryan’s test). Committee of Public Health. Bulletin of the New York Academy of Medicine. 1988.
  7. Lehman CW. The leukocytic food allergy test: A study of its reliability and reproducibility. Effect of diet and sublingual food drops on this test. Ann Allergy. 1980.
  8. Atkinson W et al. Food elimination based on IgG antibodies in irritable bowel syndrome: a randomised controlled trial. Gut. 2004.
  9. Carr S et al. CSACI Position statement on the testing of food-specific IgG. Allergy Asthma Clin Immunol. 2012.
  10. Siegel S et al. Heroin "overdose" death: contribution of drug-associated environmental cues. Science. 1982.


Ultimo aggiornamento:
09 Maggio 2019

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