Sei consapevole di esserlo?

Il primo passo per raggiungere i tuoi obiettivi è la consapevolezza. Il secondo, è svilupparla.
By Team Oukside | Mercoledì, 11 Marzo 2020

Sei consapevole di esserlo?

Ti capita mai di chiederti in che modo sei arrivato in un certo posto o stai facendo una certa cosa? E di notare che alcune cose che fai col “pilota automatico” non sono in linea con i tuoi obiettivi? E di dire a te stesso che “potevi evitarlo” eppure non l’hai fatto? Benissimo, allora questo articolo fa per te.

Spesso, le situazioni quotidiane ci mettono continuamente alla prova, ci stressano e attirano in un vortice di eventi ci conducono a decisioni inconsapevoli, pilotano i nostri pensieri portandoci ad agire diversamente da come vorremmo.

La soluzione? Acquisire consapevolezza in modo che, da un lato, tu diventi capace di indirizzare le azioni che fai in automatico (le tue abitudini) verso gli obiettivi che ti proponi; dall’altro, che crei nuove abitudini in linea con i tuoi obiettivi. 

Nota: acquisire consapevolezza e creare nuove abitudini sono cose differenti. Per creare nuove abitudini, serve ripetere (con consapevolezza) piccole azioni semplici che possano inserirsi in maniera fluida alla tua vita. Leggi come creare nuove abitudini qui >

Cosa significa acquisire consapevolezza?

Acquisire consapevolezza - e cioè essere consapevole - significa anzitutto avere coscienza di quanto accade intorno a te, allontanarti da una visione soggettiva e comprendere la realtà nella sua essenza. Sembra facile, ma non lo è.

Ecco qualche esempio per farti capire che non è così facile come sembra:

  1. Invii un messaggio, non ricevi risposta dopo molte ore e pensi che ci sia qualche problema (la persona a cui l’hai mandato è arrabbiata o quant’altro).

  2. Sei in un bar, una persona guarda nella tua direzione, e pensi che hai qualcosa fuori posto (una macchia sulla maglia, i capelli buffi, e così via).

  3. Ti svegli, ti guardi allo specchio e non vedi l’immagine che vorresti vedere, qualsiasi cosa indossi ti sta male.

Ti accorgi immediatamente che queste sono situazioni in cui puoi trovarti (e forse ti trovi) quotidianamente. E anche che il tuo comportamento in quelle situazioni è “non razionale”: potrebbero esserci mille e più altre motivazioni per cui quella persona non risponde, l’altra ti guarda, o tu non ti vedi come vorresti. Eppure, il tuo cervello si concentra solo su una:

  1. La persona è arrabbiata
  2. Ho qualcosa fuori posto
  3. La mia forma fisca è penosa

Il punto è che quella è la tua realtà soggettiva. È ciò su cui ti concentri che diventa per te “reale”. Eppure, acquisendo consapevolezza riusciresti ad immaginarti tutta l’altra serie di motivazioni che in quel momento non stai considerando:

  1. Magari l’altra persona è impegnata, è fuori per lavoro, ha perso il telefono.

  2. Semplicemente la persona al bar è assorta nei suoi pensieri e così come ha guardato in altre direzioni, si è trovata a guardare nella tua.

  3. Potrebbe essere che il tuo umore del momento (o, semplicemente, la stanchezza) ti faccia percepire un’immagine un po’ differente da quella che realmente rappresenta.

In breve, quella che tu hai scelto come tua realtà soggettiva, è invero solo una possibilità rispetto a tante altre.

L’importanza della riflessione attiva e positiva

Sarà per i ritmi frenetici, il poco tempo o semplicemente la mancanza di una “cultura del pensiero”, ma la nostra capacità di riflessione si è notevolmente ridotta.

Ci soffermiamo sul nostro ruolo solo quando è strettamente necessario o, meglio, solo quando le cose vanno diverse dalle previsioni: diamo spazio all’analisi quando nelle relazioni non tutto va liscio, riflettiamo sul lavoro solo quando vorremmo un maggiore riconoscimento, ci concentriamo sul nostro corpo solo quando ci dà segnali che non è in salute.

Sarebbe utile, invece, spostare il tuo focus non su quello che non non hai, ma su quello che vorresti avere. In breve, “pensare positivo”. Questo non perché “pensare positivo” ti farà raggiungere gli obiettivi. Non sarà quello, ma compiere le azioni che ogni giorno ti avvicinano ad esso.

Anche se pensare positivo non ti porterà magicamente ai risultati che desideri, farà sì che tu agisca in linea con gli obiettivi che vuoi raggiungere. Guardare solo a ciò che non ti sta bene in un dato momento, può indurti a fare scelte solo per allontanarti da quella situazione, non necessariamente per avvicinarti all’obiettivo desiderato.

Tendenza alla consapevolezza intenzionale: il MAAS test

Avere consapevolezza, quindi, significa saper riconoscere quello che si prova al fine di rispondere in modo adeguato invece che di reagire istintivamente. E, per capire se “quanta conspavolezza hai”, esiste uno strumento che ti permette di farlo.

Questo strumento è il MAAS (Mindfulness Attention Awareness Scale), che stima la tua tendenza alla consapevolezza in maniera intenzionale. Si basa su un test semplice costituito da 15 affermazioni a cui attribuire un punteggio da 1 (“Quasi sempre”) a 6 (“Quasi”), sulla base di cosa si applica a te.

Più alto è il punteggio sul MAAS, più sei mindful. 

Pur senza attribuire un punteggio, queste affermazioni sono utili anche solo per comprendere cosa significhi essere consapevole. Ecco le 15 affermazioni del MAAS test:

  • Posso sentire un’emozione ma non rendermi conto di provarla prima di un certo tempo.
  • Trovo difficile stare concentrato su quello che accade nel presente.
  • Di solito cammino rapidamente per arrivare da qualche parte senza prestare attenzione a quello che sto provando.
  • Di solito non noto certe sensazioni fisiche stressanti fino a che sono così forti da catturare la mia attenzione.
  • Dimentico spesso il nome di una persona subito dopo che ascolto il suo nome per la prima volta.
  • Sembra che di solito entro in “modalità automatica” senza molta consapevolezza di quello che sto facendo.
  • Corro da un’attività all’altra senza essere veramente attento a queste.
  • Sono così concentrato sugli obiettivi che voglio raggiungere che spesso perdo contatto con quello che sto facendo nel momento per raggiungerli.
  • Svolgo lavori o compiti automaticamente, senza essere cosciente di quello che sto facendo.
  • Di solito ascolto qualcuno mentre mi sto dedicando a fare qualcos’altro allo stesso tempo.
  • Quando guido mi capita di andare in modo automatico in alcuni luoghi e poi chiedermi perché ci sono andato.
  • Scopro di essere preoccupato con il futuro o con il passato.
  • Scopro di fare cose senza prestare attenzione.
  • Mangio qualcosa senza essere consapevole di quello che sto mangiando.

Come acquisire consapevolezza: crea il tuo diario

Se analizzare i nostri comportamenti senza che ci sia “qualcosa che non va” è cosa rara, ancora più raro è appuntare (scrivere) come una determinata situazione ci ha fatto sentire. Ma se vuoi aumentare la tua consapevolezza, non puoi evitare di creare il tuo “diario della consapevolezza”: se non puoi misurare qualcosa, non puoi migliorarlo.

Intendiamo per “misura” qualsiasi cosa che puoi trascrivere attribuendo ad essa un punteggio, pur soggettivo: l’importante è che tu ti ci soffermi su e nel corso del tempo ne diventi consapevole.

Ad esempio, se non hai saputo dire di no all’invito a cena di una persona, e la cosa ti ha infastidito (hai avuto cioè un comportamento poco assertivo), passarci sopra senza rifletterci su è il miglior modo per ridurre nel tempo la tua autostima, largamente determinata dalla assertività.

Per cui, inizia ora a creare il tuo diario della consapevolezza, seguendo queste tre semplici regole:

  1. Scrivi un massimo di 3 situazioni e relative emozioni al giorno;
  2. Soffermati non più di 3 minuti su ogni situazione / emozione;
  3. Fai questo ogni giorno in un momento prestabilito.

(Implicito: prendi questo esercizio sul serio!)

Compila, quindi, il tuo diario della consapevolezza come mostrato qui:

Situazione

Emozione

Gestione

Scrivi qui la situazione che ha scaturito una certa reazione significativa per te.

Scrivi qui come hai percepito fisicamente e mentalmente la situazione, e cioè la tua emozione relativa ad essa.

Riporta qui l’intensità di quell’emozione, con una scala da 0 a 5 o, man mano che diventi consapevole, da 0 a 10.

1.

1.

0 → 5 oppure 0 → 10

2.

2.

0 → 5 oppure 0 → 10

3.

3.

0 → 5 oppure 0 → 10

Prima di lasciarti, un ultimo appunto. Siamo cresciuti con l’idea di non dover essere tristi, o arrabbiati, o affranti… Ma non deve essere così. Le emozioni cosiddette “negative”, fanno parte di noi, vanno consapevolizzate, vissute e - perché no - anche apprezzate. Cercare di scacciarle è il miglior modo per generare maggiore frustrazione.


Ultimo aggiornamento:
03 Giugno 2020

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