Nulla è più pratico di una buona teoria: come scegliere meglio (senza dogmi)

Quando senti “teoria”, spesso pensi a roba astratta.
Quando senti “pratica”, pensi a “faccio e vedo”.

Il problema è che nella vita reale non esiste pratica “pura”. Anche quando improvvisi, stai seguendo una teoria — solo che non l’hai dichiarata.

Una buona teoria non è un sermone: è una mappa.
E una mappa serve proprio quando il territorio è confuso.

Per chi / Non per chi

Per te se:

  • ti senti tirato tra “fidati del metodo” e “fidati dell’istinto”, e vuoi un criterio per scegliere;

  • ti capita di saltare da un trend all’altro senza capire cosa stai davvero testando;

  • vuoi usare la scienza come strumento, non come religione.

Non per te se:

  • stai cercando “la teoria definitiva” che risolva tutto senza contesto;

  • vuoi una lista di regole da eseguire senza ragionare;

  • vuoi un dibattito tribale (pro/contro) invece di un metodo pratico.

In breve

Se ti manca una teoria, non stai “più libero”: stai solo guidando al buio.
E se ti manca un metodo pratico, la teoria rimane una bella idea che non cambia nulla.

Quello che ti serve è un ponte.

  • Ogni consiglio è un modello (anche “vai a sensazione”).

  • Se non dichiari il modello, lo subisci.

  • La scienza non ti dà certezze: ti dà probabilità e confini.

  • La tua vita reale è il test finale: ma va testata con criterio.

  • La mossa Oukside è: criteri > dogmi, sempre.

La teoria che già stai usando (anche quando dici “vado a sensazione”)

“Vado a sensazione” suona spontaneo, ma quasi sempre significa:
“Ho un modello implicito e lo sto applicando senza accorgermene.”

E questo vale anche nel fitness:

  • “Se mi alleno di più, dimagrisco di più” è una teoria.

  • “I carbo mi fanno gonfiare” è una teoria.

  • “Se salto colazione controllo la fame” è una teoria.

Il punto non è eliminare i modelli. Il punto è scegliere modelli migliori.

Tre esempi veloci (non fitness, ma fitness)

  1. Mappe e Street View
    Se devi arrivare in un posto dove non sei mai stato, non parti “a sensazione”. Usi una mappa. La mappa non è il territorio, ma senza mappa ti perdi più spesso.

  2. Istruzioni Ikea
    Non monti un mobile complesso solo “provando”. Segui un modello: ordine, incastri, sequenza. È teoria resa pratica.

  3. Simulatore di volo
    Un pilota non “impara volando” partendo da zero. Fa simulazione, check-list, procedure. Prima costruisce un modello, poi lo porta nel mondo.

Nel fitness è uguale: la teoria è il simulatore. La pratica è il volo.
Tu vuoi volare, non schiantarti.

Dove si inceppa tutto: “uno dice”, “a me funziona”, “lo dice la scienza”

Nel mondo salute/fitness, le fonti tipiche sono tre:

  1. Aneddoti (“a me funziona”)

  2. Autorità (“lo dice X / lo fanno tutti”)

  3. Letteratura (“ci sono studi”)

Il problema non è che esistano. Il problema è usarle male.

  • L’aneddoto può essere vero ma irripetibile.

  • L’autorità può essere competente ma parziale.

  • “Ci sono studi” può voler dire una cosa sola: stai guardando contesti diversi con la stessa lente (unità di misura diverse, popolazioni diverse, obiettivi diversi). Se non scavi, i risultati sembrano in conflitto — e ti perdi proprio il pezzo utile: il perché cambiano.

Se ti serve una bussola rapida, parti da qui: prima di credere, chiedi “da cosa?” (unità, confini, qualità delle prove, trade-off).

E poi fai una cosa molto semplice: scava finché riesci a capire dove sta la differenza (contesto, variabili, obiettivi).

Oltre quel punto, non chiuderti: resta aperto. Non perché “non esiste il vero”, ma perché il tuo livello di dettaglio ha un limite — e quel limite non va riempito con scorciatoie.

Quattro domande per non farti fregare dai consigli

1) Qual è l’unità di misura?

Stai parlando di kg? kcal? performance? fame? sonno? aderenza?

Se l’unità è sbagliata, puoi dimostrare qualunque cosa.

Lo vedi anche quando si riduce tutto a numeri: se vuoi un esempio concreto di come l’unità “calorie” possa diventare una trappola mentale, qui: The Calorie Project.

2) Quali sono i confini del sistema?

Il consiglio considera solo l’allenamento? anche il sonno? lo stress? il contesto sociale? la logistica?

Una teoria che ignora il contesto spesso “funziona” solo nel laboratorio della fantasia.

3) Che tipo di prova lo sostiene?

“Studi” non è una categoria unica. Ci sono prove più forti e prove più fragili, e ogni tipo ha limiti.

Se vuoi una lente completa su questo tema (senza trasformarla in religione), qui: Evidenza senza fideismo.

4) Qual è il trade-off?

Se un consiglio migliora X, cosa peggiora? Energia? relazione col cibo? stress? performance?

Quando una teoria è venduta come “zero costo”, spesso il costo c’è. Solo che lo paghi dopo.

La scienza (usata bene): non ti dà dogmi, ti dà confini

Un modo utile per pensarla:

  • La scienza non ti dice cosa fare “per forza”.

  • Ti dice cosa è più probabile che funzioni, per chi, in quali condizioni, e dove sono i limiti.

E ti protegge da due trappole opposte:

  • la trappola del “tanto è tutto soggettivo”;

  • la trappola del “lo dice la scienza quindi zitti”.

In pratica: il metodo Oukside per trasformare teoria in azione

Mossa 1) Dichiarare obiettivo + metrica (prima del metodo)

Scegli una cosa sola da ottimizzare per 14 giorni.

Esempi concreti (non “dimagrire” generico):

  • “Voglio meno fame serale.”

  • “Voglio allenarmi 3 volte senza saltare.”

  • “Voglio dormire meglio e svegliarmi meno rintronato.”

  • “Voglio ridurre gli extra automatici.”

Una volta dichiarato l’obiettivo, scegli 1–2 metriche realistiche.
Non dieci. Non perfette. Realistiche.

Mossa 2) Triangolazione: meccanismo + evidenza + segnali tuoi

Una buona teoria regge su tre gambe:

  • meccanismo: ha senso biologico/comportamentale?

  • evidenza: che tipo di prove ci sono? quanto sono pulite?

  • segnali tuoi: come reagisci tu, nel tuo contesto?

Qui dentro rientrano anche effetti strani e potenti come il contesto, le aspettative e il rituale (che non sono “fuffa”): Effetto placebo.

E rientrano anche le illusioni cognitive che ti fanno “sentire” vero qualcosa che non lo è: Diet illusion.

Mossa 3) Micro-esperimento (con guardrail) + review

Fai un test piccolo, con regole chiare:

  • durata: 7–14 giorni (non 3 mesi)

  • una variabile principale (non cinque)

  • 1 “stop” chiaro (se succede X, interrompi o ridimensioni)

E poi fai review. Non “valutazione morale”. Review.

Se ti aiuta, puoi usare una mini-struttura di decisione/consapevolezza che resta concreta: Consapevolezza pratica: come usarla per decidere meglio.

Segnali & stop (quando la teoria va buttata o ridimensionata)

Interrompi o riduci se:

  • il protocollo ti rende più ossessivo, più rigido, più ansioso;

  • peggiora sonno, umore, energia in modo netto per più giorni;

  • ti spinge verso estremi (restrizione pesante, allenamento compulsivo, “o perfetto o niente”);

  • stai usando “scienza” come arma per giustificare un comportamento che ti sta facendo male.

Qui l’obiettivo non è “avere ragione”. È stare bene e funzionare.

FAQ su teoria e pratica

Ma quindi devo leggere studi per allenarmi o mangiare meglio?
No. Devi avere un metodo per non farti trascinare dai trend. Gli studi ti aiutano quando devi scegliere tra opzioni e capire i limiti, non come compito quotidiano.

“A me funziona” vale o no?
Vale come segnale, non come prova universale. Funziona se lo tratti come un dato: “in questo contesto, con questi vincoli, succede questo”.

Se la scienza non dà certezze, a cosa serve?
A ridurre errori grossi e a dirti dove è più probabile trovare risultati. È una torcia: non ti teletrasporta, ma ti fa inciampare meno.

Come evito di fissarmi sulle metriche?
Scegline poche, collegale a comportamenti reali e metti un limite temporale. Poi fai review e chiudi il test.

Qual è la teoria più utile in assoluto?
Quella che ti fa essere costante senza rovinarti la vita. Se una teoria ti rende “più performante” ma ti brucia, non è pratica: è un debito.

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