Mia nonna è una biohacker: quando il “trucco” è solo buon senso
Se oggi entri nel mondo del fitness e del wellness, rischi di pensare che per stare bene serva una collezione infinita di “hack”: app, gadget, integratori, protocolli, rituali minuziosi.
Poi guardi una persona che non ha mai chiamato “biohacking” nulla (mia nonna, in questo caso) e noti una cosa semplice: tante mosse che oggi suonano “high-tech” sono buon senso applicato, ripetuto con costanza.
Quando una parola diventa una scorciatoia
“Hack” nasce come idea di piegare un sistema per farlo lavorare meglio: ridurre frizioni, trovare un passaggio più efficiente, ottenere un risultato senza complicarti la vita.
Nel corpo umano, però, c’è un dettaglio che conta: non stai “sbloccando una funzione nascosta”. Stai interagendo con un sistema vivo, adattivo, pieno di variabili. Per questo il biohacking, spesso, scivola in una caricatura: micro-ottimizzazioni che ti fanno sentire “sul pezzo”, ma ti distraggono dalle leve che muovono davvero l’ago.
Se vuoi una domanda guida:
questa cosa migliora il tuo contesto o lo rende più fragile?
Il paradosso: più “hack”, meno risultati
Il problema non è provare cose nuove. Il problema è quando gli “hack” diventano un modo elegante per evitare le basi.
Sposti energia mentale su dettagli misurabili (app, tracker, routine perfette) e ne togli a ciò che è davvero determinante.
Accumuli complessità: tante mosse piccole, ognuna “quasi utile”, sommate diventano ingestibili.
Confondi segnale e rumore: se cambi dieci cose insieme, non capisci più cosa funziona.
Qui, se ti va, c’è un tema parallelo che torna spesso: l’aspettativa. Se una cosa “sembra scientifica”, è facile attribuirle meriti che non ha. (Ecco perché un pezzo come “Il placebo” è utile come lente: non per sminuire, ma per capire dove nasce l’effetto.)
Leggi anche: Il placebo: perché funziona (anche quando non dovrebbe)
La nonna, invece: 7 mosse “biohacker” senza chiamarle così
Qui sotto trovi mosse volutamente “poco glamour”. Ma sono quelle che, nel mondo reale, reggono meglio.
1) Luce al mattino, buio la sera
Se vuoi essere “biohacker” senza gadget: esponiti a luce naturale al mattino, e riduci luce intensa e schermi nelle ore prima di dormire.
Non è una fissazione: l’esposizione serale a dispositivi luminosi può alterare ritmi e qualità del sonno.
Per entrare nel pratico senza scervellarti: Dormire meglio già stasera
2) Caffè sì, ma con un cut-off
La regola non è “il caffè è cattivo”. La regola è: non barare col sonno.
Un’assunzione “importante” di caffeina anche 6 ore prima di dormire può disturbare il sonno in modo significativo. Se sei sensibile, il tuo cut-off potrebbe essere ancora prima.
3) Muoviti spesso, anche poco
Non devi allenarti ogni volta. Devi interrompere l’immobilità.
A parità di “vita piena”, l’idea di muoverti a micro-dosi è spesso più sostenibile (e più intelligente) di inseguire la sessione perfetta.
Se vuoi un modello semplice: Exercise snacks: allenarti a micro-dosi
4) Evita gli estremi “per forza”
Docce fredde, saune, spezie, respirazioni, digiuni: possono avere senso, ma non sono “scorciatoie universali”.
Se vuoi usarli, usa un criterio:
dose minima efficace
progressione lenta
stop se peggiora sonno, umore, recupero o se hai condizioni cliniche per cui è meglio parlarne con un medico.
5) Cibo semplice, ripetibile, “di base”
Una nonna non contava macro. Aveva piatti standard: pochi, ripetibili, dignitosi.
Questo non significa mangiare “perfetto”: significa ridurre la complessità decisionale dove non serve.
Per i criteri: Cos’è il cibo vero (e perché ti semplifica la vita)
6) Supplementi: pochi, e solo se servono
Nel biohacking moderno il rischio è comprare la sensazione di controllo.
La versione Oukside è più asciutta: prima basi, poi (forse) supplementi mirati.
Se vuoi una bussola: Essential supplement stack
7) Routine, non ritualismi
Una routine è un binario che ti fa risparmiare energia. Un ritualismo è una gabbia che ti punisce quando salta.
Se ti serve un ponte semplice: scegli una sola cosa che ti calma e la fai quasi sempre.
Esempio concreto: Respirazione rilassante (senza misticismi)
Cosa te ne fai tu, oggi
Se ti piace il tema “biohacking”, usalo così:
Scegli 2 mosse base (sonno + movimento, per esempio).
Toglile dal piano “ideale” e mettile nel calendario reale.
Dopo 10–14 giorni, valuta: mi ha reso più lucido, più stabile, più efficace?
Se la risposta è sì, hai trovato un “hack” vero: una mossa semplice che regge.
(Se vuoi un criterio “anti-autoinganno” su come leggere evidenze e claim senza fede: Evidence without fideism.)
Be Ouksider: meno trucchetti, più criteri.
Think Oukside: la complessità resta in casa; tu esci con una mossa semplice.
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Brocklebank LA, et al. Accelerometer-measured sedentary time and cardiometabolic biomarkers: A systematic review. Prev Med. 2015.
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