Blog Oukside

Idee chiare e protocolli pratici — senza schede infinite e inapplicabili.

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Dieci anni di Oukside: la realtà è complessa, le tue mosse no

Oukside esiste per tenere in casa la complessità e trasformarla in mosse semplici. Non banalizzare: scegliere la chiave giusta, nel contesto giusto.

Cara/o Ouksider,

Il 2026 è l’anno in cui Oukside compirà dieci anni (il 16 marzo 2026). Quando ho iniziato (16 marzo 2016) avevo una convinzione semplice e un problema enorme.

La convinzione: la scienza conta.

Il problema: la scienza, quando la porti nella vita reale, non diventa automaticamente utile.

In mezzo c’è stato un fraintendimento che mi sono sentito ripetere mille volte, con intenzioni diverse:

“Vuoi sintetizzare tutto in poche mosse semplici.”

Qui, secondo me, è nato l’equivoco.

Io non ho mai voluto “semplificare la realtà”. Ho voluto tenere in casa la complessità e trasformarla in mosse semplici, umane, replicabili. Non perché la complessità non conti. Proprio perché conta.

La realtà è complessa. Le tue mosse no.

Le materie che non finiscono mai (e perché non le tradisco)

Biochimica, fisiologia, endocrinologia, statistica: sono campi che non “chiudono”. Evolvono, si raffinano, a volte si contraddicono.

E soprattutto descrivono sistemi vivi: non equazioni statiche.

Lo stesso stimolo può produrre risposte simili, ma quasi mai identiche.

  • due persone mangiano la stessa cosa e reagiscono in modo diverso;

  • due persone fanno lo stesso allenamento e recuperano in modo diverso;

  • la stessa persona, in due fasi diverse della vita, reagisce in modo diverso.

Questa non è una scusa per dire “tanto è tutto casuale”. È il motivo per cui serve criterio.

Per questo Oukside non è mai stato anti-complessità. È stato anti-qualcos’altro: l’uso teatrale della complessità.

Paroloni senza criterio. Protocolli da laboratorio incollati sulla vita di chi lavora, dorme poco, ha stress, famiglia, vincoli.

La complessità non è un palco. È un dovere.

Il fraintendimento: “poche mosse” non significa banalizzare tutto

Quando dico “mosse semplici” non intendo “risposte facili”. Intendo mosse che puoi davvero eseguire, ripetere, adattare.

Ecco tre esempi volutamente piccoli:

  • Un pizzico di sale in certi contesti di sudorazione e fatica può cambiare come ti senti e quanto “reggi”. Non perché il sale sia magico, ma perché liquidi ed elettroliti hanno una logica concreta. (Acqua e sale: cosa cambia davvero)

  • Un pugno di carboidrati la sera può aiutare alcune persone a dormire meglio. Non perché “i carboidrati conciliano sempre il sonno”, ma perché contano contesto, stress, storia di dieta, introito totale, ritmo della giornata. (Dormire meglio già stanotte)

  • Walk & breathe dopo i pasti (una passeggiata breve + due minuti di respiro lento) può essere una mossa banale che migliora fame “nervosa” e decompressione. Non perché sia un rituale spirituale: perché fisiologia e comportamento si parlano. (Respirazione rilassante)

La mossa è semplice.

Il perché, il quando, il per chi e il quanto richiedono la parte “dura”. È lì che si decide se la mossa è una chiave o una superstizione.

Semplificare non è banalizzare.

Banalizzi quando copi la mossa senza criterio e fuori contesto.

Pinza vs chiave a brugola

Immagina di dover stringere una vite a brugola.

Puoi usare la chiave a brugola giusta. Oppure puoi usare una pinza.

Con la pinza “più o meno” ci riesci. Ma fai più fatica, scivola, non controlli bene la forza, rischi di spanare.

Nel fitness succede spesso lo stesso:

  • prendi un protocollo nato per un contesto A;

  • lo incolli nel tuo contesto B;

  • e poi ti stupisci se non funziona o se ti costa troppo.

Il punto non è che la mossa sia sbagliata. Il punto è che stai usando una pinza al posto della chiave giusta.

E qui entra la complessità in modo non romantico: non come “accademia”, ma come abilità pratica.

La complessità non è un vezzo: è quello che ti permette di scegliere la chiave giusta per quella vite, in quel momento della tua vita.

 

Se vuoi la “chiave giusta” per te

Capire è già tantissimo. Ma a volte il problema non è “sapere cosa fare”: è scegliere la mossa giusta per te, nel tuo contesto.

Per questo esiste Oukside Premium: libreria ordinata, kit per partire, e supporto quando serve per personalizzare tutto su di te — senza estremi e senza ricominciare ogni volta.

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Dove si posiziona Oukside nella giungla del fitness

Oukside non è “solo scienza” fredda. E non è “solo esperienza” senza struttura.

È un mix preciso:

  • scienza come bussola, non come culto;

  • esperienza come realtà, non come prova assoluta;

  • criteri come ponte tra i due.

Da qui nascono mosse semplici, adattabili.

Se vuoi leggere il ragionamento in modo ordinato, qui: Esamina Oukside: Never Diet.

Se vuoi la porta d’ingresso al Metodo, qui: Metodo Never Diet.

Un’idea che mi guida da sempre è questa:

criteri > schede, processo > trucchetti, probabilità > promesse.

Oukside non è un metodo segreto.

È una lente e un set di mosse base che puoi riusare mentre la ricerca evolve.

Se vuoi cominciare adesso (quattro mosse semplici, una per Area)

Dopo dieci anni, se dovessi lasciare solo quattro mosse concrete per cominciare oggi, sarebbero queste.

Non perché il resto non conti. Ma perché queste quattro sono pilastri: ognuna sta in piedi da sola e, allo stesso tempo, sostiene tutte le altre.

Mossa 1 — EAT: definisci il tuo “cibo vero di base”

Non ti serve un piano perfetto. Ti servono 1–2 piatti “standard” che riesci a ripetere.

Criteri semplici:

  • c’è una fonte proteica riconoscibile;

  • c’è volume e micronutrizione (verdure o frutta, senza fissarti);

  • c’è un carboidrato o un grasso “da contesto”, non da paura.

Approfondisci qui: Cos’è davvero il “cibo vero”.

Se vuoi smontare una delle ossessioni più comuni (“kcal come religione”): The Calorie Project.

Mossa 2 — MOVE: scegli 2 allenamenti “cardine” da tenere tutto l’anno

Non ti serve il blocco perfetto da sei settimane. Ti serve poter dire: “questo lo posso ripetere”.

Una regola che funziona: 100+ allenamenti l’anno battono 6 settimane perfette.

Template minimale:

  • due sedute a settimana “full body” (spinta, tirata, squat/hinge, core);

  • una seduta breve extra quando puoi (camminata intensa, circuitino, mobility).

Per vedere come si fa “senza scervellarti”: Esempio di workout flessibile.

Per il principio “meno ma meglio”: Train less, get more.

Per la versione “non ho tempo”: Allenarti quando non hai tempo.

Mossa 3 — FEEL: proteggi il sistema (prima che ti presenti il conto)

Non devi diventare zen. Devi ridurre rumore e frizione, così le altre scelte diventano più facili.

Una base semplice per molti contesti:

  • 8–15 minuti di camminata facile;

  • 2 minuti di respiro lento.

Non è “mindfulness da poster”: è una mossa che abbassa il costo mentale della giornata.

Se vuoi una bussola chiara: Stress → Relax → Adapt.

Se vuoi un protocollo pratico: Respirazione rilassante.

Mossa 4 — ENJOY: costruisci libertà (e rendila replicabile)

Non ti serve “controllare” il piacere. Ti serve dargli un posto nel sistema, così non torna sotto forma di rigidità o compensazione.

Tre mosse brevi:

  • slot fisso a settimana (socialità, hobby, due ore offline: in calendario, non “quando capita”);

  • cornice per i piaceri ricorrenti (inizio/fine chiari: ti aiuta più del controllo);

  • niente tribunale: noti, impari, vai avanti.

Se vuoi una lente pratica su colpa e flessibilità: Food guilt e flessibilità.

Se vuoi un esempio concreto “piccolo ma umano”: Dolcetto dopo cena.

Se vuoi una riflessione utile su “stare bene vs sentirsi bene”: Vuoi stare bene, o vuoi sentirti bene?.

Se vuoi iniziare oggi, davvero

Se vuoi applicare tutto con un percorso completo (e non solo leggere):
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Dieci anni dopo: cosa rimane uguale (e cosa no)

Cosa rimane uguale:

  • la guerra agli estremismi, non alle persone;

  • il rifiuto della vergogna come strumento;

  • l’idea che la complessità si onora con criterio, non con parole.

Cosa cambia:

  • gli esempi;

  • gli strumenti;

  • il modo in cui raccontiamo, perché cambiano le persone e cambia il mondo.

E però la frase resta.

La realtà è complessa. Le tue mosse no.

Grazie se ci sei da anni.

E benvenuto, se sei arrivato adesso.

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Fitness, performance o estetica? Scegli il tuo obiettivo (e risparmia attrito)

Se confondi fitness, performance ed estetica, cambi approccio ogni due settimane e ti giudichi. Qui scegli un obiettivo dominante e usi criteri per restare coerente.

C’è un’idea diffusa (e un po’ tossica) che “stare bene e in forma” sia una sottoclasse di due cose più “serie”: performance sportiva o estetica.

No.

Sono tre obiettivi diversi, su piani diversi. Possono toccarsi, ma non sono la stessa cosa. E confonderli è uno dei modi più rapidi per finire in loop: cambi approccio ogni due settimane, ti giudichi, ricominci.

Se vuoi una cornice completa del Metodo Oukside (4 Aree / 9 Fattori): Never Diet — Metodo Oukside.

Il punto che quasi tutti saltano

L’essere umano “messo meglio possibile” in termini di benessere e forma (diciamo “al 99%”, il massimo realistico nella vita vera) potrebbe:

  • non essere il più performante in uno sport specifico;

  • non rispettare alcuni canoni estetici del momento.

Perché? Perché ottimizzare una cosa spinge a pagare un prezzo su altre: tempo, energie, recupero, rigidità di stile di vita.

Non è una questione di credere o non credere. È una questione di realismo.

Tre obiettivi, tre “prezzi” diversi

1) Fitness / benessere

Vuoi stare bene, essere energico, reggere lavoro e vita, allenarti con continuità e sentirti “solido”.

Prezzo tipico: moderato. La parola chiave è sostenibilità.

Se vuoi una traduzione operativa di “sostenibilità” quando la settimana è incasinata: Allenamento flessibile: esempio pratico.

2) Performance sportiva

Vuoi diventare più forte/veloce/tecnico in una disciplina precisa.

Prezzo tipico: specificità. Devi dedicare tempo e recupero allo sport, e spesso tagliare spazio ad altro.

3) Estetica

Vuoi enfatizzare la forma fisica in modo marcato.

Prezzo tipico: precisione e compromessi (alimentazione più controllata, allenamento più mirato, tolleranza più bassa alle “deviazioni”).

Se la “precisione” ti porta nel loop controllo/app/numeri, qui hai il pezzo che lo smonta bene: L’illusione della dieta.

Il punto non è demonizzare performance o estetica. È evitare l’errore più comune: volere tutto, subito, con il prezzo del fitness essenziale.

In pratica: tre domande per uscire dal loop

Se ti senti bloccato, non serve “un piano nuovo”. Serve ricalibrare.

1) Che obiettivo hai davvero in testa oggi?

Scegli uno solo:

  • Fitness / benessere

  • Performance

  • Estetica

Se ne scegli tre, non ne stai scegliendo nessuno.

2) Qual è il prezzo che sei disposto a pagare adesso?

Non “in teoria”. Adesso.

  • tempo settimanale reale

  • qualità del sonno realistica

  • stress e vincoli di lavoro

  • disponibilità mentale (quanta “rigidità” reggi senza saltare)

3) Qual è il segnale che userai per capire che stai andando bene?

Scegline uno principale e uno secondario.

  • Fitness: energia, forza “base”, continuità, meno dolore/rigidità

  • Performance: metriche dello sport (tempi, carichi, skill)

  • Estetica: misure e foto (con criterio), percezione corporea più stabile
    Se vuoi rendere “foto e misure” più utili (meno rumore, più criterio): Stima visiva della composizione corporea.

Se il segnale è vago (“voglio sentirmi meglio”), finisci di nuovo a inseguire stimoli casuali.

“Ma si escludono?”

Non completamente.

  • Se fai fitness con criterio, spesso migliori anche performance “di base” e forma estetica.

  • Se fai sport con metodo, spesso diventi più in forma.

  • Se lavori sull’estetica con testa, spesso impari disciplina e struttura.

Il distinguo è soprattutto mentale: in ogni fase, è utile avere un obiettivo dominante. Gli altri possono essere conseguenze, non capi.

Per farla breve: nel tuo percorso gli obiettivi possono cambiare. Ma, momento per momento, averne uno soltanto in testa ti fa risparmiare attrito.

Cosa te ne fai, tu, adesso

Se oggi sei nel dubbio, scegli “Fitness / benessere” come default: è quello che regge meglio la vita reale.

Poi mettilo in pratica con due mosse:

  • tieni insieme le Aree (cibo, movimento, recupero, abitudini) senza fissarti su una sola: Never Diet — Metodo Oukside

  • e scegli un formato che ti tolga attrito, non che te ne aggiunga.

Be Ouksider. Think Oukside.

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Il fitness è più lento del tuo metabolismo

Se il fitness avesse creato lo smartphone, ti venderebbe corsi sulle operazioni interne. Stessa cosa con calorie e metabolismo: una stima frugale basta, la traiettoria la fanno le mosse.

C’è una trappola molto comune: pensare che “stare bene e in forma” sia difficile perché devi considerare troppe cose.

Io credo che sia difficile per un altro motivo: perché il mondo fitness ha costruito un universo di informazioni patinate, iper-dettagliate e spesso inutili. E ti ha convinto che fare bene significhi inseguire ogni micro-variabile.

Il risultato è paradossale: ti manda in loop su cose marginali (calcoli, stime, app, numeri “precisi”), mentre ti ruba tempo ed energia da ciò che conta davvero: sonno, stress, direzione, continuità.

Se vuoi un pezzo che smonta bene l’illusione del “più preciso = più efficace”: L’illusione della dieta.

Lo smartphone, e la bugia del fitness

Noi usiamo uno smartphone senza sapere nulla dei miliardi di operazioni al secondo che esegue.

Non è ignoranza: è progettazione. La complessità sta “dietro le quinte”, e tu ricevi un’esperienza fluida.

Se il fitness avesse costruito lo smartphone, probabilmente ti venderebbe corsi sulle operazioni che il dispositivo esegue.

E tu pagheresti per sentirti “più competente”.

Il punto è che non ti serve.

Ti serve conoscere i criteri e le mosse che ti portano dove vuoi.

L’esperimento: stress-testare la formula del metabolismo basale

Per essere intellettualmente onesto, ho fatto un piccolo stress test su una mia ipotesi.

L’ipotesi era semplice: se anche il mondo fitness fosse onesto, potrebbe semplificare molto, mantenendo una coerenza sufficiente.

Ho scelto un caso perfetto: il calcolo del metabolismo basale (e, a cascata, del TDEE). È un tema che viene presentato come centrale, ma nella vita reale è spesso un proxy grossolano: utile a grandi linee, inutile se lo tratti come un numero “vero”.

Come ho fatto (senza farti scervellare)

  • Ho preso una formula classica per stimare il metabolismo basale (Harris–Benedict).

  • Ho usato percentili di età, peso e altezza della popolazione italiana.

  • Ho generato molti profili plausibili dentro quei range e ho calcolato il metabolismo basale.

  • Ho guardato il rapporto MB / altezza (separando uomini e donne).

Quello che mi interessava non era trovare “la formula perfetta”. Mi interessava capire se, per l’uso pratico non clinico, puoi ottenere una semplificazione decente.

Una scorciatoia utile: MB ≈ altezza × 8/9

Il risultato, a livello di ordine di grandezza, è questo:

  • Donne: metabolismo basale ≈ altezza (cm) × 8

  • Uomini: metabolismo basale ≈ altezza (cm) × 9

Se vuoi un esempio rapido:

  • Donna 165 cm → ~1320 kcal/die

  • Uomo 180 cm → ~1620 kcal/die

Questa non è “la verità” sul tuo metabolismo.

È una cosa più utile: una stima frugale che evita di perdere ore dietro a un falso senso di precisione.

Due confini che devi tenere ben chiari

  1. Le formule di predizione dell’RMR/BMR possono avere errori individuali importanti. Usarle bene significa trattarle come stime, non come sentenze.

  2. Il TDEE è ancora più variabile: oltre al metabolismo a riposo, ci sono attività quotidiana, allenamento, termogenesi indotta dalla dieta, giorni “attivi” e giorni “piatti”.

Quindi sì: puoi moltiplicare questa stima per un fattore (es. 1,3–1,6) per farti un’idea.

Ma non diventare schiavo del risultato.

Se vuoi una lente completa su “calorie sì, calorie no” senza fideismo: The Calorie Project.

Cosa te ne fai tu, nella vita vera

Se stai cercando un numero per orientarti, questa regola ti dà un punto di partenza.

Poi però la domanda vera non è “qual è il mio metabolismo basale”.

La domanda vera è: quali mosse stanno guidando la tua traiettoria?

Io, nella pratica, guardo tre blocchi (molto più predittivi del calcolo “fine”):

  • Sonno: se dormi male, il corpo diventa più rumoroso e le scelte diventano più fragili. Dormire meglio già stanotte.

  • Stress: se sei sempre in allarme, “aderenza” e recupero crollano. Stress, relax, adapt.

  • Direzione e continuità: poche mosse ripetute bene battono una strategia perfetta fatta a settimane alterne.

Se ti serve un “antidoto” all’ossessione dei numeri, c’è anche un pezzo dedicato: Frustrazione da kcal.

Cosa portarti a casa

Il problema non è che la Fisiologia sia semplice.

Il problema è quando qualcuno usa la complessità per venderti l’idea che senza quel corso, quell’app o quella formula “precisa” non puoi farcela.

La realtà è complessa. Le tue mosse no.

Be Ouksider. Think Oukside.

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Restare in forma con semplicità

Non devi sapere tutto. Devi togliere rumore e tenere quattro pilastri solidi: EAT, MOVE, FEEL, ENJOY. La realtà è complessa; le mosse possono restare semplici.

C’è un’obiezione che sento da anni:

“Vorrei rimettermi in forma, ma è impossibile pensare a tutto.”

Te lo dico in modo netto: non è impossibile perché il corpo è troppo complesso. È impossibile perché il fitness ha costruito un mondo di informazioni patinate, infinite, spesso contraddittorie. E ti ha venduto l’idea che “fare bene” significhi inseguire ogni dettaglio.

La verità è meno spettacolare e molto più liberatoria: la realtà è complessa, ma le mosse che ti servono per stare in forma possono restare semplici.

Non “facili” in senso pigro. Semplici nel senso giusto: poche, ripetibili, adattabili alla vita vera.

Perché sembra difficile

Il fitness rende tutto più complicato per tre motivi.

  1. Primo: confonde strumenti con identità. Un protocollo diventa “io sono quello che fa keto”, “io sono quello che fa HIIT”, “io sono quello che non mangia mai zuccheri”. E quando un pezzo scricchiola, scricchiola tutto.
    Se ti riconosci in questa dinamica, tre esempi “stesso film, scene diverse”: Ketosi vs keto diet, HIIT e sprint a casa, Niente carbo?.

  2. Secondo: ti spinge a cercare la routine perfetta, invece di costruire un sistema che regge anche nelle settimane brutte.

  3. Terzo: ti vende l’ansia travestita da disciplina: ogni deviazione diventa una colpa, ogni oscillazione un fallimento.

Io non ho costruito Oukside per aggiungere regole. L’ho costruita per togliere rumore.

Stare in forma con semplicità: le 4 Aree

Quando togli la patina, restano quattro pilastri. Non perché il resto non conti, ma perché se questi quattro sono in ordine, il resto smette di essere urgente.

EAT

Non significa “mangiare poco”. Significa mangiare in modo che tu ci riesca davvero, con cibo riconoscibile e regole che non ti inchiodano.

Se vuoi un criterio pulito per ripartire: Cos’è davvero “cibo vero”.

MOVE

Non significa “spaccarti”. Significa avere due ancore di forza e un minimo di movimento costante, così il tuo corpo resta competente.

Se sei in fase “casa” e vuoi un ingresso serio senza teatro: Allenamento a corpo libero.

FEEL

Non significa “fare mindfulness”. Significa gestire lo stress e il recupero in modo che il sistema non viva sempre in allarme.

Un articolo che chiarisce bene la logica: Stress → Relax → Adapt.

ENJOY

Non significa “premio” o “sgarro”. Significa autopadronanza e libertà: saper scegliere, saper dire sì, saper dire no, senza che ogni scelta diventi un tribunale.

Se vuoi un ponte pratico tra piacere e traiettoria: Feel good.

Queste quattro Aree non sono “supportive” una dell’altra. Sono pilastri. Ognuna tiene in piedi anche le altre, ma ognuna deve essere solida di suo.

Cosa te ne fai tu, domani mattina

Se vuoi una versione concreta, non perfetta, e soprattutto ripetibile, io partirei così.

Mossa 1 — EAT: scegli due “piatti base”

Due piatti che riesci a ripetere senza pensarci troppo. Non devono essere ideali. Devono essere tuoi, sostenibili, e sufficientemente “cibo vero”.

Mossa 2 — MOVE: due ancore di forza a settimana

Due sedute. Anche brevi. Se ti sembra “troppo poco”, questa è la lente giusta: Train less, get more. L’obiettivo non è “fare tutto”. È dare al corpo un segnale chiaro: siamo una persona che allena la forza.

Mossa 3 — FEEL: un gesto di downshift al giorno

Un gesto piccolo che abbassa l’attivazione: una camminata breve, una respirazione lenta, un’uscita dalla modalità “sempre acceso”. Non per essere zen, ma per recuperare.

Se ti serve un’idea concreta: Respirazione rilassante.

Mossa 4 — ENJOY: una regola di libertà

Una regola che ti fa vivere bene senza sabotarti. Per esempio: un rito settimanale, un pasto “sociale” pianificato, o un limite semplice che non ti umilia.

Qui non stai imparando a “controllarti”. Stai imparando a sceglierti.

Il punto fondante

Non ti serve sapere tutto. Ti serve un sistema che ti permetta di fare le mosse giuste anche quando la vita non è perfetta.

Se vuoi capire da dove nasce questa lente e come si collega a Never Diet: Examine: Oukside Never Diet.

Be Ouksider. Think Oukside.

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NEVER DIET Riccardo NEVER DIET Riccardo

Mia nonna è una biohacker: quando il “trucco” è solo buon senso

Molti “hack” sono solo complessità travestita. Ecco come usare l’idea di biohacking in modo Oukside: poche mosse base, criteri chiari, risultati stabili.

Se oggi entri nel mondo del fitness e del wellness, rischi di pensare che per stare bene serva una collezione infinita di “hack”: app, gadget, integratori, protocolli, rituali minuziosi.

Poi guardi una persona che non ha mai chiamato “biohacking” nulla (mia nonna, in questo caso) e noti una cosa semplice: tante mosse che oggi suonano “high-tech” sono buon senso applicato, ripetuto con costanza.

Quando una parola diventa una scorciatoia

“Hack” nasce come idea di piegare un sistema per farlo lavorare meglio: ridurre frizioni, trovare un passaggio più efficiente, ottenere un risultato senza complicarti la vita.

Nel corpo umano, però, c’è un dettaglio che conta: non stai “sbloccando una funzione nascosta”. Stai interagendo con un sistema vivo, adattivo, pieno di variabili. Per questo il biohacking, spesso, scivola in una caricatura: micro-ottimizzazioni che ti fanno sentire “sul pezzo”, ma ti distraggono dalle leve che muovono davvero l’ago.

Se vuoi una domanda guida:

questa cosa migliora il tuo contesto o lo rende più fragile?

Il paradosso: più “hack”, meno risultati

Il problema non è provare cose nuove. Il problema è quando gli “hack” diventano un modo elegante per evitare le basi.

  • Sposti energia mentale su dettagli misurabili (app, tracker, routine perfette) e ne togli a ciò che è davvero determinante.

  • Accumuli complessità: tante mosse piccole, ognuna “quasi utile”, sommate diventano ingestibili.

  • Confondi segnale e rumore: se cambi dieci cose insieme, non capisci più cosa funziona.

Qui, se ti va, c’è un tema parallelo che torna spesso: l’aspettativa. Se una cosa “sembra scientifica”, è facile attribuirle meriti che non ha. (Ecco perché un pezzo come “Il placebo” è utile come lente: non per sminuire, ma per capire dove nasce l’effetto.)

Leggi anche: Il placebo: perché funziona (anche quando non dovrebbe)

La nonna, invece: 7 mosse “biohacker” senza chiamarle così

Qui sotto trovi mosse volutamente “poco glamour”. Ma sono quelle che, nel mondo reale, reggono meglio.

1) Luce al mattino, buio la sera

Se vuoi essere “biohacker” senza gadget: esponiti a luce naturale al mattino, e riduci luce intensa e schermi nelle ore prima di dormire.

Non è una fissazione: l’esposizione serale a dispositivi luminosi può alterare ritmi e qualità del sonno.

Per entrare nel pratico senza scervellarti: Dormire meglio già stasera

2) Caffè sì, ma con un cut-off

La regola non è “il caffè è cattivo”. La regola è: non barare col sonno.

Un’assunzione “importante” di caffeina anche 6 ore prima di dormire può disturbare il sonno in modo significativo. Se sei sensibile, il tuo cut-off potrebbe essere ancora prima.

3) Muoviti spesso, anche poco

Non devi allenarti ogni volta. Devi interrompere l’immobilità.

A parità di “vita piena”, l’idea di muoverti a micro-dosi è spesso più sostenibile (e più intelligente) di inseguire la sessione perfetta.

Se vuoi un modello semplice: Exercise snacks: allenarti a micro-dosi

4) Evita gli estremi “per forza”

Docce fredde, saune, spezie, respirazioni, digiuni: possono avere senso, ma non sono “scorciatoie universali”.

Se vuoi usarli, usa un criterio:

  • dose minima efficace

  • progressione lenta

  • stop se peggiora sonno, umore, recupero o se hai condizioni cliniche per cui è meglio parlarne con un medico.

5) Cibo semplice, ripetibile, “di base”

Una nonna non contava macro. Aveva piatti standard: pochi, ripetibili, dignitosi.

Questo non significa mangiare “perfetto”: significa ridurre la complessità decisionale dove non serve.

Per i criteri: Cos’è il cibo vero (e perché ti semplifica la vita)

6) Supplementi: pochi, e solo se servono

Nel biohacking moderno il rischio è comprare la sensazione di controllo.

La versione Oukside è più asciutta: prima basi, poi (forse) supplementi mirati.

Se vuoi una bussola: Essential supplement stack

7) Routine, non ritualismi

Una routine è un binario che ti fa risparmiare energia. Un ritualismo è una gabbia che ti punisce quando salta.

Se ti serve un ponte semplice: scegli una sola cosa che ti calma e la fai quasi sempre.

Esempio concreto: Respirazione rilassante (senza misticismi)

Cosa te ne fai tu, oggi

Se ti piace il tema “biohacking”, usalo così:

  1. Scegli 2 mosse base (sonno + movimento, per esempio).

  2. Toglile dal piano “ideale” e mettile nel calendario reale.

  3. Dopo 10–14 giorni, valuta: mi ha reso più lucido, più stabile, più efficace?

Se la risposta è sì, hai trovato un “hack” vero: una mossa semplice che regge.
(Se vuoi un criterio “anti-autoinganno” su come leggere evidenze e claim senza fede: Evidence without fideism.)

Be Ouksider: meno trucchetti, più criteri.
Think Oukside: la complessità resta in casa; tu esci con una mossa semplice.

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Esamina Oukside: Never Diet (e perché cito Examine)

Quando hai solo il martello della dieta, tutto diventa un chiodo. Ecco come usare Never Diet per non incastrarti.

Anni fa mi è arrivata una newsletter di Examine.com con una frase che sembra una battuta, ma è un test psicologico travestito da proverbio: quando hai solo un martello, tutto ciò che vedi assomiglia a un chiodo.

In ambito fitness quel “martello” è quasi sempre lo stesso: la dieta.

Hai stress? Dieta.

Dormì male? Dieta.

Hai meno energie? Dieta.

Ti senti gonfia/o? Dieta.

Ti alleni male? Dieta.

Poi magari la dieta funziona… per un po’. E a un certo punto smette. Non perché tu sia “sbagliata/o”, ma perché stai chiedendo a un solo strumento di risolvere un problema che, nella vita reale, è fatto di più pezzi.

Questo articolo serve a due cose:

  1. chiarire cosa c’entra davvero Examine con Oukside (e cosa non c’entra);

  2. farti capire perché Never Diet non è “anti-dieta” per moda: è anti-martello.

Prima cosa: “Esamina” qui è un verbo

Sì, esiste Examine.com. È un sito in Inglese di sintesi evidence-based su nutrizione e integrazione.

Qui però “esamina” è l’imperativo del verbo: guardiamo dentro. Mettiamo sul tavolo ciò che conta davvero e togliamo il rumore.

Quindi: non devi “iscriverti a Examine” per capire Oukside. Ti sto solo facendo vedere un esempio di mentalità editoriale che ci piace: meno hype, più struttura.

Cosa c’entra Examine con Never Diet

Examine non è “un metodo per dimagrire”. È un modo di ragionare: prendere un argomento, masticare la letteratura, restituire una sintesi utile e non ideologica.

La newsletter che citavo dice, in sostanza, una cosa che in Oukside ripetiamo da anni: è facile credere che una dieta perfetta risolva tutto, perché è misurabile, controllabile e ti dà l’illusione di avere il volante in mano. Ma se concentri tempo ed energie solo lì, lasci indietro sonno, stress, relazioni, abitudini… e poi ti chiedi perché il sistema non regge.

Never Diet nasce proprio per evitare questo errore di impostazione.

Il martello della dieta: perché ci caschiamo

Ci caschiamo perché il “cibo” è un oggetto perfetto per il controllo.

  • lo tocchi 3–5 volte al giorno;

  • lo puoi quantificare;

  • puoi trasformarlo in regole;

  • ti dà un feedback rapido (sulla bilancia, sul gonfiore, sulla fame).

E allora succede la trappola: inizi a ottimizzare il cibo mentre il resto peggiora. In quel momento, qualsiasi progressione diventa fragile.

Se vuoi vedere questo concetto dal lato “kcal e termodinamica, ma senza feticismo dei numeri”, qui c’è il pezzo che fa da base: The Calorie Project.

Never Diet: un sistema per non fissarti su una sola leva

Never Diet non è un’altra dieta. È una mappa.

Invece di chiederti “che dieta devo fare?”, ti chiede:

  • come ti nutri (senza rinunce inutili);

  • come ti muovi (senza punirti);

  • come recuperi e gestisci stress e sonno;

  • come vivi le cose che ti piacciono (senza modalità ON/OFF).

È la differenza tra aggiustare una vite e aggiustare un impianto.

Se vuoi vedere la mappa completa (Aree e Fattori), è qui: Metodo Never Diet.

Due idee chiave che cambiano tutto

1) Ritorni decrescenti

All’inizio, migliorare la dieta dà risultati enormi con poco sforzo: inizi a strutturare i pasti, riduci il caos, scegli meglio, gestisci le quantità.

Poi, più cerchi il “perfetto”, più lo sforzo cresce e il guadagno si assottiglia. A quel punto molte persone reagiscono nel modo peggiore: stringono ancora di più.

Non è disciplina: è un vicolo cieco.

2) Vantaggi marginali

Quando il sistema è già “decente”, spesso vale più:

  • un piccolo miglioramento su più leve

che

  • un grande miglioramento su una sola leva.

Non perché la dieta non conti. Ma perché gli altri pezzi possono sabotare o amplificare ciò che fai nel piatto.

Esempi molto concreti:

  • se dormi male, gestire fame e craving diventa più difficile;

  • se sei cronicamente stressata/o, l’allenamento tende a diventare o punizione o salto continuo;

  • se vivi in modalità “tutto o niente”, anche la dieta migliore diventa un interruttore.

Se vuoi iniziare dal pezzo più “bloccante” spesso è FEEL: stress e fatica e dormi meglio stanotte.

Come si usa davvero Oukside (senza trasformarlo in un altro martello)

Qui sotto c’è un mini-protocollo pratico. Non è “motivazionale”: è operativo.

Step 1 — Fai una fotografia, non una sentenza

Dai un voto da 1 a 9 a questi quattro aspetti:

  • nutrizione (struttura dei pasti, non perfezione);

  • movimento (quanto ti muovi e come ti alleni);

  • recupero (sonno e stress);

  • vita reale (abitudini, piacere, socialità, ritmo).

Non devi “sentirti male” se un numero è basso. Devi solo capire dove si sta rompendo il sistema.

Step 2 — Scegli la leva più bloccante

Non quella che ti piace di più. Quella che, se la porti da 4 a 6, ti libera energie per tutto il resto.

Spesso è una di queste:

  • pasti troppo liquidi o troppo caotici;

  • allenamento troppo aggressivo o troppo casuale;

  • sonno e stress lasciati a “quando c’è tempo”;

  • gestione degli sfizi solo con divieti.

Per l’ultima, qui c’è la guida “vita reale”: pasto libero, vacanze e flessibilità.

Step 3 — Applica un principio per 7–14 giorni

Un solo principio. Non dieci.

Esempi:

  • costruire 2 pasti “base” ripetibili;

  • fare 2 sedute essenziali e camminare ogni giorno;

  • proteggere un’ora di sonno prima di “ottimizzare la dieta”;

  • rendere gli sfizi intenzionali, non incidenti.

Se ti serve la base alimentare senza confusione: che cos’è “cibo vero”.

Step 4 — Misura con segnali, non con ideologia

I segnali buoni sono noiosi:

  • fame più ordinata;

  • energia più stabile;

  • allenamenti che non sembrano una guerra;

  • sonno meno fragile;

  • progressi che non ti costano la vita.

Se il tuo piano produce colpa, rigidità e ossessione, non è un piano: è un’altra dieta travestita.

E quindi, cosa te ne fai tu?

Se ti sei riconosciuta/o nel “martello della dieta”, fai questa cosa oggi:

  • scegli una sola leva fuori dal piatto (sonno, stress, allenamento, abitudini);

  • fai un micro-miglioramento che riesci a ripetere per 7 giorni;

  • poi torna al cibo con più lucidità.

Se vuoi partire in modo guidato e rapido, senza inventarti tutto da zero:
Inizia dal Never Diet Test

FAQ

Quindi la dieta non conta?
Conta. Ma non può essere l’unico martello. Se il resto del sistema è sotto stress, la dieta diventa fragile e intermittente.

Serve contare calorie?
No. Serve costruire struttura e segnali. Il conteggio può essere un tool temporaneo, non un’identità. Per la versione “seria” di questo discorso: The Calorie Project.

Devo lavorare su tutto insieme?
No. Parti dalla leva più bloccante. Un sistema migliora più in fretta quando smetti di “ottimizzare” e inizi a “sbloccare”.

Scopri di più
FEEL Vincenzo FEEL Vincenzo

2025: in forma senza stress. Ecco come (lettera del fondatore)

Questo è un manifesto operativo: tagliamo fronzoli e alziamo strumenti. Decidi con la tua testa, costruisci routine che tengono e misura solo ciò che ti guida. Il resto è rumore.

Quando mi chiedono “come si fa a stare in forma senza diventare monaci della palestra o contabili del cibo?”, la risposta breve è: costruisci strumenti interni, non dipendere da stampelle esterne. Oukside è nata per questo: trasformare informazione e metodo in libertà operativa nella vita reale.

Vengo dalla stessa cultura che ha formato tutti: schede petto‑spalle, cavi 3×12, pancakes d’albume, olio contato a cucchiaini, pizza “concessa” una volta a settimana e solo metà. Affascinante, ma non è ciò di cui abbiamo bisogno. Vogliamo sentirci bene e vederci in forma, mentre facciamo le cose — non dopo mesi di penitenza.

Nel 2024 abbiamo dimostrato che si può alzare il livello togliendo fronzoli: linguaggio chiaro, protocolli semplici, esempi reali. Nel 2025 alziamo l’asticella: meno slogan, più criteri; meno “segui il piano”, più decidi con testa tua. Non ti chiedo fede: ti do strumenti per non averne più bisogno.

Cosa teniamo del 2024

  • Piatti veri, ritmo, sonno. L’energia nasce lì: proteine visibili, carbo veri, grassi q.b., 3 pasti e, se serve, 1 spuntino vero.

  • Micro‑allenamenti che entrano sempre. 10–20′ ben fatti battono l’ora perfetta mai fatta.

  • Semplicità che educa. Categorie (proteine/carbo/grassi), porzioni a occhio coerenti, esempi che puoi copiare.

  • Lentezza strategica. Meglio un’azione ripetibile oggi che un piano ideale domani.

  • Onestà editoriale. Se l’evidenza non c’è, lo diciamo. Se c’è, la traduciamo in mosse.

Cosa lasciamo indietro

  • Il piano perfetto che salta alla prima pioggia. Preferiamo sistemi minimi che reggono al caos.

  • Il teatrino bravo/cattivo. Non serve colpa, serve feedback e correzione.

  • La devozione ai guru. Guida esterna sì, ma solo per costruire la tua guida interna.

  • Le liste “mangia/non mangiare”. Al loro posto: contesto, dose, timing.

  • Il feticismo della bilancia. Preferiamo misure e come ti senti durante la giornata.

La promessa Oukside per il 2025

Meno dogmi, più strumenti. Ti accompagniamo con criteri chiari, non con regole da ricordare. L’obiettivo è autonomia: capire perché funziona, non solo cosa fare.

Clarity > complexity. Pochi concetti radice che aprono molte porte: ritmo dei pasti, contrasti utili nell’allenamento, spazi per respirare e dormire.

Piccoli sistemi, grandi risultati. Standard minimi, checklist stampabili, esempi “giornate tipo”: replicabilità prima della perfezione.

Impegni 2025 (cosa faremo, concretamente):

  • HUB più operativi: ogni articolo chiude con “Cosa portarti a casa” e interlink funzionali.

  • Guide Pilastro aggiornate: più casi reali e protocolli a soglia (minimo/standard/plus).

  • Essential rifinito: routine minima con kill‑criteria chiari (quando fermare, quando cambiare).

  • QA continuo: lessico coerente, enfasi soltanto dove servono, domande e risposte utili e senza teatrini.

Perché diciamo no alle app “una taglia per tutti”

Non ce l’abbiamo con la tecnologia: ce l’abbiamo con gli strumenti ciechi al contesto.

Cosa non funziona (e perché lo rifiutiamo):

  • Algoritmi senza vita. Ti propongono macro e piani fotocopia: nessuna idea di turni, figli, viaggi, cicli, stress.

  • Badge e stelline al posto di risultati. Dopamina istantanea, aderenza zero: il giorno dopo sei da capo.

  • Check‑list infinite. Ti trasformano nel segretario del tuo frigo: più burocrazia, meno azione.

  • “Mangia questo, non chiedere perché”. Senza criteri resti dipendente dalla lista.

  • Notifiche che ti infantilizzano. Se ti serve un ping per bere un bicchiere d’acqua, il problema non è l’acqua.

  • Timer del digiuno come braccialetto elettronico. Se guardi l’orologio e ignori i segnali, stai disimparando a decidere.

Cosa facciamo invece (e ti resta):

  • Criteri, non ricette segrete. Sai come decidere nei giorni buoni e in quelli storti.

  • Event‑based > orologio. Le azioni si agganciano agli eventi reali (rientro, fine lavoro, pre‑sonno).

  • Pasti jolly e micro‑allenamenti. Pochi standard minimi che entrano sempre, senza app.

  • Feedback su segnali veri. Fame, energia, sonno, aderenza: misuri ciò che ti guida, non tutto.

  • A/B sobrio. Quando testiamo, lo diciamo. Se non migliora CTR/tempo pagina/aderenza, torniamo indietro.

Promessa semplice: mai “copia‑incolla smart”, mai gamification cosmetica, mai colpa travestita da coaching. Se non ti resta autonomia, non è Oukside.

Frasi da app, tradotte in Oukside

  • “10.000 passi al giorno, sempre.”Oukside: 600–1.200 passi dopo i pasti, ogni giorno. Conta quando cammini, non solo quanto.

  • “Bevi 3 litri, punto.”Oukside: Boli di acqua e una presa di sale quando serve; più acqua nei giorni caldi/allenamenti. Idratazione che funziona, non gare di bottiglie.

  • “Niente carbo dopo le 18.”Oukside: carbo attorno all’allenamento e, se ti aiuta il sonno, anche la sera. Il timing è uno strumento, non una superstizione.

  • “Se non tracci, non dimagrisci.”Oukside: traccia a cicli brevi per imparare le porzioni, poi lascia lavorare le categorie.

  • “Allenati solo a digiuno per bruciare grassi.”Oukside: scegli il contrasto che reggi; lo stimolo giusto è quello che ripeti.

La forma che non chiede sacrifici

Non significa edonismo senza freni. Significa tagliare attriti e investire dove rende: piatti che nutrono‑saziano‑soddisfano, movimento che libera testa, routine che tengono in piedi il resto. È così che si “crea tempo” e si abbassa lo stress.

Tre mosse da domani mattina:

  1. Fissa 3 pasti jolly (uova+pane+verdure; riso+proteina; patate+formaggio+insalata).

  2. Metti in vista kit cucina e scarpe: ciò che vedi fai.

  3. 10–20′ di micro‑allenamento legato a un evento (fine lavoro, rientro a casa).

Due mosse da oggi pomeriggio:

Roadmap 2025 (EAT · MOVE · FEEL · ENJOY)

  • EAT — Piatti veri che reggono. Più “giornate tipo”, protocolli a soglia e strumenti per cucinare in 10–20′ senza vivere di snack.

  • MOVE — Contrasto e progressione. Progressioni minime a casa, minimal kit (anelli/elastici), allenamenti ancorati agli eventi.

  • FEEL — Energia & sonno. Idratazione con boli e sale quando serve, routine pre‑sonno, gestione di stress e finestra calorica.

  • ENJOY — Aderenza senza teatrino. Strumenti per socialità, pasto libero che non deraglia, guardrail digitali.

Metriche che contano (e solo queste):

  • Ore di sonno, piatti veri/die, minuti di movimento. Tutto il resto è rumore.

Kill‑criteria interni (come lavoriamo):

  • Se un contenuto non aumenta chiarezza e azione, lo riscriviamo.

  • Se una feature non riduce attrito, non la pubblichiamo.

  • Se un protocollo non regge al peggio, non è un protocollo Oukside.

Cosa trovi su Oukside nel 2025

  • Guide Pilastro aggiornate con più esempi eseguibili (piatti, protocolli, giornate tipo).

  • Essential per chi vuole la routine minima che regge tutto l’anno.

  • HUB editoriali che parlano come vivi tu: decisioni semplici, niente fuffa, segni da osservare e mosse da fare.

  • Strumenti stampabili: checklist, micro‑piani, schede di giornata A/B/C.

Non serve essere perfetti: serve un sistema che ti riporta in carreggiata ogni volta. Questo è stare in forma senza stress.

Cosa portarti a casa (e perché adesso)

Ogni anno prometti di “metterti in riga”. Quest’anno prometti meno e costruisci di più. Quando il sistema è al tuo servizio (e non il contrario) diventi libero di scegliere: un allenamento che entra sempre, un piatto che ti dà spinta, una serata che non deraglia tutto.

  • Inizia con 1 micro‑allenamento e 3 pasti jolly.

  • Proteggi sonno e camminate brevi.

  • Annota solo ciò che guida: pasti veri, minuti di movimento, ore di sonno.

  • Tratta le app come strumenti, non come padroni.

  • Ricorda: la coerenza si costruisce in settimane, non in giornate eroiche.

Ci vediamo dentro Oukside: portati curiosità e zero sensi di colpa.

Vincenzo

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“Cosa vogliono le persone?” (e perché ti riguarda più del fitness)

Non vogliamo cose: vogliamo stati. Questa lettera traduce la domanda “cosa vogliono le persone?” in scelte minime replicabili per cibo, allenamento e vita.

Questa è una lettera di fine anno.

È stata scritta come “Happy 2023”, ma l’idea non dipende dalla data. Perché la domanda resta sempre la stessa, anche quando cambiano gli eventi.

Cosa vogliono le persone?

La risposta breve è: vogliono sentirsi al sicuro, viste, capaci. Vogliono appartenenza senza dover recitare. Vogliono migliorare senza essere schiacciate da un sistema che chiede troppo.

E sì: questa domanda ti riguarda anche se qui parliamo di allenamento e cibo. Perché molte scelte “di fitness” sono solo il modo in cui provi a ottenere quelle cose.

Non vogliamo cose: vogliamo stati

Quando dici “voglio dimagrire”, spesso stai dicendo:

  • voglio sentirmi meglio nel mio corpo;

  • voglio sentirmi capace (non in balìa);

  • voglio smettere di vergognarmi;

  • voglio riprendere controllo.

Quando dici “voglio essere costante”, spesso stai dicendo:

  • voglio una vita in cui non mi perdo ogni volta che cambia qualcosa;

  • voglio un sistema che mi sostenga anche quando sono stanco.

Quello che molte persone cercano nel fitness non è un fisico: è una realtà più vivibile.

Se vuoi un ingresso razionale e non “motivazionale” su questo, qui: Examine Oukside: Never Diet.

Le persone vogliono semplicità, ma non banalità

Il paradosso è questo: vogliamo strumenti semplici, ma la vita resta complessa.

E quando la complessità fa paura, succedono due cose:

  • qualcuno vende soluzioni “facili” (e spesso false);

  • qualcuno si colpevolizza perché non riesce a seguirle.

In mezzo, c’è il punto Oukside: accettare la complessità, ma trasformarla in mosse applicabili.

Se ti piace questa idea “da ingegnere” (ma umana), ti può essere utile anche: Complexity training e Evidence without fideism.

Le persone vogliono appartenenza senza vergogna

La vergogna è un acceleratore: ti fa muovere subito. Ma brucia tutto.

E nel fitness la vergogna è ovunque:

  • “Se fossi disciplinato, non mangeresti così.”

  • “Se ti volessi bene, ti alleneresti.”

  • “Se fossi serio, non avresti bisogno di flessibilità.”

La realtà è che la flessibilità è un requisito, non una debolezza.

Se ti serve una lente pratica per smettere di sentirti “sbagliato” quando mangi cose normali, qui: Food guilt e flessibilità. E se vuoi uscire dal loop “dieta/senso di colpa/ricaduta”, qui: No diet.

Cosa te ne fai tu (da domani)

Se vuoi usare questa lettera come una mossa, prova così per 7 giorni.

1) Scrivi cosa vuoi davvero. Non “dimagrire”. La versione sotto.

Esempi:

  • “Voglio sentirmi stabile.”

  • “Voglio sentirmi capace.”

  • “Voglio smettere di vivere in guerra con il cibo.”

  • “Voglio energia.”

2) Scegli una sola leva coerente.

  • energia → sonno + pasti base;

  • stabilità → routine minima replicabile;

  • capacità → una progressione semplice (non mille cambi);

  • pace col cibo → togli tribunale, tieni criterio.

3) Fai una scelta piccola, ma vera, ogni giorno.

Una, non dieci.

  • un pasto base “competente”;

  • 10–20 minuti di allenamento;

  • una passeggiata;

  • 30 minuti di sonno in più;

  • un confine detto bene.

Se vuoi un punto d’ingresso ordinato nel Metodo, qui:

Buon anno, Ouksider.

Risorse Oukside

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Vuoi stare bene, o vuoi sentirti bene?

Misurare può darti direzione. Ma può anche diventare un tribunale. Qui trovi una bussola pratica per usare numeri e segnali come strumenti, non come identità.

Questa pagina è nata come riflessione. E resta una riflessione.

Perché la domanda non è “quale dieta” o “quale workout”. È una domanda più profonda (e più scomoda):

Vuoi stare bene, o vuoi sentirti bene?

Sembra la stessa cosa. Non lo è.

“Stare bene” è spesso una posizione: una condizione che puoi descrivere, confrontare, misurare.

“Sentirti bene” è un’esperienza: può essere confusa, non lineare, a volte perfino incompatibile con l’idea che hai di “fare le cose per bene”.

E qui nasce l’equivoco: proviamo a ottenere l’esperienza (sentire) usando solo strumenti da posizione (stare).

In breve

Se vuoi portarti via qualcosa senza leggerti tutto:

  • misurare aiuta quando ti dà chiarezza e direzione;

  • misurare rovina quando diventa identità, giudice o ricerca di controllo;

  • il Metodo Oukside usa numeri e segnali come strumenti, ma ti chiede una cosa prima: consapevolezza e responsabilità.

Se vuoi un ingresso “razionale” a questa filosofia: Esamina Oukside: Never Diet (e perché cito Examine).

Misuriamo l’immisurabile

Quanto pesi. Quante ore dormi. Quanta HRV. Quanta glicemia. Quanti passi. Quante kcal.

Non ho nulla contro i numeri. Li amo. E proprio per questo mi fanno paura quando diventano una scorciatoia per evitare di sentire.

Il problema non è misurare. Il problema è confondere il misurabile con il reale.

Alcuni esempi tipici:

  • ti senti stanco → guardi il punteggio del sonno e decidi che “non puoi allenarti”;

  • ti senti bene → guardi il punteggio e decidi che “stai mentendo a te stesso”;

  • una settimana va male → trasformi una curva in una sentenza.

La misura, da strumento, diventa tribunale.

E quando un percorso di benessere parte da qui, spesso non sta costruendo benessere: sta costruendo controllo.

Se ti interessa la parte “da ingegnere” applicata alla vita: Decisioni e consapevolezza pratica.

Distratti dallo “stare”, evitiamo il “sentire”

“Stare” è comodo perché è comparabile.

Ti dice “sei sopra / sotto”, “sei in linea / fuori”, “sei a posto / non sei a posto”.

Ma una vita sana non si gioca solo lì.

Una delle trappole più comuni è questa: usare la misurazione come modo elegante per non affrontare domande più semplici e più vere.

  • Hai fame o stai scaricando stress?

  • Ti alleni perché ti fa bene o perché ti fa sentire “a posto”?

  • Stai inseguendo salute o stai inseguendo un’identità?

Se ti sembrano troppo “filosofiche”, prova a guardarle così: sono domande operative. Ti dicono dove stai spendendo energia mentale inutilmente.

Se vuoi una lente pratica per allenare presenza e ridurre automatismi: MAAS test: consapevolezza e attenzione.

Stare bene è complesso, sentirsi bene richiede onestà

“Stare bene” è complesso perché è un sistema: cibo, movimento, sonno, stress, lavoro, relazioni, abitudini.

“Sentirti bene” richiede onestà perché ti costringe a vedere quando stai usando un sistema (anche “salutare”) per evitare qualcosa.

Qui non c’è una formula unica. Ma c’è un criterio.

Se ciò che stai facendo ti rende più stabile, più capace, più libero, allora stai costruendo benessere.

Se invece ciò che stai facendo ti rende più ansioso, più rigido, più dipendente da un numero, allora stai costruendo una gabbia che assomiglia al benessere solo da fuori.

E sì: a volte il confine passa da strumenti innocui (un’app, un wearable, un diario). Non perché siano “male”, ma perché possono diventare una stampella identitaria.

Questo vale in modo particolare per sonno e recupero: i tracker possono aiutare a vedere pattern, ma non sono strumenti di diagnosi, né un giudizio sulla tua giornata.

Se vuoi una bussola concreta su recupero e rumore mentale: Stress → Relax → Adapt e Dormire meglio già stanotte.

La posizione Oukside: numeri come strumenti, non come identità

Nel Metodo Oukside usiamo segnali e metriche per due motivi:

  1. vedere pattern che altrimenti ti sfuggono;

  2. scegliere una mossa piccola che cambia la traiettoria.

Non li usiamo per:

  • decidere se vali;

  • punirti;

  • inventare una versione “perfetta” di te.

Se vuoi capire come questo diventa un sistema (non un discorso): Metodo Never Diet.

Cosa te ne fai tu

Se questa riflessione deve diventare utile, prova così per 7 giorni.

1) Scegli un solo numero da “declassare”.

Non eliminarlo. Declassalo.

Esempi:

  • punteggio del sonno;

  • peso quotidiano;

  • kcal “perfette”;

  • HRV come oracolo.

Regola: lo guardi per vedere un trend, non per decidere chi sei.

2) Scegli un solo segnale “non numerico” da osservare.

  • energia al risveglio;

  • fame reale (non ansia);

  • qualità della concentrazione;

  • desiderio di movimento.

3) Fai una sola mossa coerente, ogni giorno.

Una.

  • un pasto base “competente”;

  • 10–20 minuti di allenamento replicabile;

  • luce al mattino;

  • una finestra senza schermi;

  • una passeggiata.

Se vuoi costruire continuità senza affidarti alla motivazione: Abitudini che tengono — come crearle (davvero).

Scopri di più

Vuoi una direzione chiara?

Fai il Never Diet Check (2 min) →