Sei l’enigma che nessuno risolve (e il comfort food che nessuno ti deve togliere)

Questa è una lettera di fine anno. È stata scritta a cavallo tra 2021 e 2022, ma la sostanza non dipende dalla data.

In qualunque anno tu la stia leggendo, il punto è lo stesso: molte persone provano a guidare la tua vita usando il fitness come leva. Ti dicono come mangiare, come allenarti, come riposare, come “disciplinarti”. Spesso con buone intenzioni. A volte per convinzione. A volte per mestiere.

Io qui ti lascio una posizione semplice: sul tuo benessere puoi farti aiutare, ma non puoi delegarti.

Nessuno è “esperto” della tua vita

Esistono professionisti competenti. Esistono anche contenuti utili. Ma la parola “esperto” diventa pericolosa quando smette di descrivere una competenza e diventa una licenza: “fidati e basta”.

La tua vita è un sistema complesso: cibo, movimento, sonno, stress, abitudini, identità. Se qualcuno ti propone una soluzione unica che pretende di spiegare tutto, di solito sta semplificando la realtà per venderla.

La versione Oukside è diversa: pochi princìpi chiari, scelte pratiche, adattamento nel tempo. Se vuoi una mappa completa, eccola qui: Metodo Oukside: Never Diet.

E se vuoi leggere il “perché” in forma più razionale (non da lettera), qui trovi un punto di partenza: Examine Oukside: Never Diet.

La “normalità” non è una bussola

Una trappola invisibile è questa: pensare che esista un modo “normale” di vivere e che tu debba rientrarci.

La normalità è spesso solo una statistica. O un costume. O la media delle scelte degli altri.

Tu non devi diventare “normale”. Devi diventare più coerente: con il tuo corpo, il tuo contesto, la tua identità.

Quando un percorso ti chiede di essere un’altra persona per funzionare, non è disciplina. È frizione. E la frizione, prima o poi, si riprende tutto.

Il tuo comfort food non è un crimine

Il tuo comfort food preferito è un dato. A volte un rituale. A volte un segnale.

  • Se lo usi per decomprimere, non è “sbagliato”: è un modo di regolare stress.

  • Se diventa l’unico modo che hai per sentirti bene, allora non è colpa del cibo: è un segnale che manca altro.

Il punto non è vietarlo. Il punto è capirlo.

Se vuoi una lente pratica per togliere la colpa e tenerti la libertà, qui: Food guilt e flessibilità. E se ti serve una bussola ancora più semplice su “dieta sì/dieta no”, qui: No diet.

Cosa te ne fai tu (da domani)

Se vuoi usare questa lettera come una mossa, non serve cambiare tutto.

Per 7 giorni prova così:

  1. Scegli una sola priorità: fame, energia, recupero, stress, o costanza.

  2. Fai una scelta “non stupida” al giorno (una, non dieci): un pasto base, un allenamento breve, un’ora di sonno in più, una passeggiata, un confine detto bene.

  3. Tieni il comfort food, ma togligli il tribunale: lo mangi, lo noti, vai avanti.

Se vuoi partire in modo ordinato, il punto d’ingresso è questo: Fai il Never Diet Test e usa il risultato come mappa.

“Nulla al mondo è normale.” (J. Gaarder)

Buon anno, Ouksider.

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Star male per star bene e l’illusione della vita eterna